FisioBrain - Portale di Fisioterapia e Riabilitazione
FisioBrain - Portale di Fisioterapia e Riabilitazione FisioBrain - Portale di Fisioterapia e Riabilitazione
FisioBrain - Portale di Fisioterapia e Riabilitazione
Osa essere diverso. In così tanti preferiscono essere ortodossi piuttosto che giusti.
FisioBrain

FisioBrain :: Leggi il Topic - Rieducazione dell'emiplegico
Indice   Cerca   Registrati   Login


 
Nuovo Topic  Rispondi
mancini




Messaggi: 332
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline

Inviato: 20/04/05 Rispondi citando

Bisogna che io faccia un preambolo a questa mia proposta di discussione.
L'università ci ha formato e la pratica quotidiana ci ha permesso di dare una forma alla teoria. Chi lavora in ambito neurologico, ha conosciuto tutte le varie metodiche riabilitative e come abbiamo detto in altre discussioni, a seconda della propria esperienza, ha deciso di usare soltanto una metodica o di usare un pò di questa e un pò di quella.
Questo è un invito per discutere proprio delle nostre esperienze metodologiche e delle nostre valutazioni in merito, iniziando proprio da una patologia che molto spesso ci troviamo a trattare, "l'emiplegia", specificando magari anche tutte le variabili in cui siamo incappati da un punto di vista tecnico e magari (sarebbe ancora più utile) presentare qualche caso che fa parte della nostra esperienza o che è stato particolarmente determinante per una nostra scelta metodologica. Affinchè ci si possa finalmente confrontare, farci venire qualche dubbio, magari apprendere dall'esperienza degli altri per poi sperimentare nella nostra vita lavorativa di tutti i giorni. Insomma un tentativo per le nostre "linee guida", magari non supportate da dati matematici e randomizzati, ma dalla nostra esperienza e dallo scambio di dati.
Spero di incontrare parecchi colleghi in questa nuova discussione!
A presto Exclamation Very Happy
Profilo Messaggio privato HomePage
Trinity









Stato: Offline

Inviato: 20/04/05

talamo




Messaggi: 117
Professione: Fisioterapista
Località: Botticino (BS)
Stato: Offline

Inviato: 20/04/05 Rispondi citando

Ciao Mancini, questo argomento come ormai avrai capito, mi piace tantissimo.
La mia formazione è, per come direbbero molti bobathiana visto che seguo questi tipi di corsi, però a me non piace definirmi così e porre dei limiti alla mia esperienza e al mio sapere:l'approccio al pz emiplegico è sicuramente bobathiano, ma nel trattamento ci sta del Perfetti, delmio delle mie impressioni e convinzioni ecc, sono un collega giovane e non mi voglio fossilizzare solo su una metodica anche se ne prendo una come punto di partenza,qui i bobathiani in toto mi fucilano vivo.
E' una discussione ampia che non si può svolgere in poche righe: tutti penso siamo d'accordo che più conoscenze si hanno da mettere in atto, più possibili variazioni avremo sul pz, quindi non si chiude la porta in faccia a nessuno che abbia l'idea opposta dalla mia, anzi si discute sempre, se no non saremmo qui tutti.
Un appunto solo: se vogliamo parlare di pz emiplegico, siccome il discorso è ampissimo, cerchiamo un argomento di partenza se no diventa un calderone non più finito dove ognuno ci mette del suo.
Partiamo dal trattamento a letto in fase acuta? Se vi va Aprriamo le danze.
Profilo Messaggio privato
cmazza




Messaggi: 36
Professione: Fisioterapista
Località: Brescia
Stato: Offline

Inviato: 20/04/05 Rispondi citando

IO CI STO!!!
Ciao colleghi! ...che bello!!! finalmente si può parlare di neuroriabilitazione senza che qualcuno sbuffi! mi sono già espressa precedentemente, quindi ribadisco la mia vicinanza al concetto Bobath, ma sottolineo subito che sono molto aperta anche agli altri approcci e che spesso mi trovo ad usarli.
Sarebbe molto interessante per quanto mi riguarda affrontare quelle che sono le tematiche ancora aperte riguardanti l'emiplegico...ad esempio:
- nella vostra esperienza,quale tipo di gestione riabilitativa della sindrome spalla-mano da migliori risultati?
- come i disturbi neuropsicologici del paziente modificano il vostro approccio? (ho appena finito di seguire un emiplegico sinistro con sindrome dell'arto sovrannumerario...era il primo ma ha lasciato il segno!)

P.S. scusa Talamo, in effetti tu avevi fatto un'altra proposta... la questione è che non me la sentivo di iniziare... Sorry! Tra l'altro ho notato che sei praticamente un mio vicino di casa...fa sempre piacere sapere che siamo in tanti con il pallino per la neuroriabilitazione !!!
Profilo Messaggio privato
mancini




Messaggi: 332
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline

Inviato: 21/04/05 Rispondi citando

Ciao talamo e cmazza.
Le proposte che fate mi fanno comprendere che l'esigenza di scambio c'è, ma onde evitare di creare caos in un argomento che già da solo è estremamente complesso, direi che la cosa migliore è proporre una metodica o una strategia di trattamento, quella che comunemente usiamo a grandi linee e che poi modifichiamo a seconda delle complicazioni e delle caratteristiche del paziente. Poi si scende nel particolare e nella peculiarità. Forse la cosa migliore sarebbe proprio partire ad esempio da come in genere "approcciamo" la presa in carico del paziente, rifacendoci a quale principio di metodica e quale invece ci è sembrato meno valido, o ancora meglio parlare di un caso specifico.
Ad esempio, cmazza parlaci del tuo paziente con la sindrome dell'arto sovrannumerario e di come hai gestito il trattamento.
Chiaramente aspettiamo altri colleghi nella discussione.
A presto (chissà se sono stata chiara... Rolling Eyes ).
Profilo Messaggio privato HomePage
Shezan




Messaggi: 98
Professione: Studente
Località: Roma
Stato: Offline

Inviato: 23/04/05 Rispondi citando

Come già detto in un altro topic io ancora non sono un vostro collega a pieno titolo (se tutto va bene mi laureo a Dicembre), ho comunque avuto modo nel corso degli studi di conoscere le tre metodiche più usate nella riabilitazione dell'emiplegico ossia Vojta, Bobath e Perfetti. Sottolineo ancora una volta che non ho molta esperienza nell'utilizzo di queste metodiche e il livello di studio si sofferma principalmente sulla conoscenza del substrato neurofisiologico su cui vanno ad agire queste tre metodiche. Premetto anche che i tutti i miei professori di riabilitazione neurologica, sono Perfettiani, e tra loro anche persone molto vicine a quello che loro chiamano "Il Professore".
Anche se in modo molto sottile, è ovvio che questi hanno sempre cercato di tirare la brace dalla loro parte, riportandoci nelle loro lezioni casi clinici con recuperi favolosi con l'utilizzo dell' ETC.
Io personalmente diffido di chi mi propaganda una verità come assoluta, e per adesso mi limito ad osservare quanto possa essere coerente il rapporto tra il tipo di esercizio, le strutture che vengono stimolate da questo, e il tipo di risultato che si ottiene.
Il parere che mi sono fatto è che bisogna cercare di andare incontro al paziente essendo coscenti di del tipo di risultato che riusciamo a dargli, bisogna cioè conoscere, gia prima di iniziare il trattamento, cosa voglio ottenere.
Credo quindi che l'unico sbaglio sia quello di mettere insieme le tre metodiche , ossia fare un pò di questo e un pò di quello cercando di vedere "SE" riesco a ottenere qualcosa.
Se studiamo le tre metodiche vediamo infatti che non si incastrano affatto tra loro, e se somministrate come un ministrone credo che litighino tra di loro come litigano i sostenitori dell'una o dell'atra metodica Crying or Very sad .

La parola chiave per andare incontro alle persone credo che sia COERENZA, non credo che chi ha codificato un metodo se lo sia inventato dal nulla, i presupposti perchè fi faccia bene ci sono in tutti e tre sta, a noi seguire una strada.......ma una sola Smile
Profilo Messaggio privato
cmazza




Messaggi: 36
Professione: Fisioterapista
Località: Brescia
Stato: Offline

Inviato: 23/04/05 Rispondi citando

mi permetto di contraddirti shezan...
parliamo di concetti, non di tecniche. parliamo di persone, non di macchine. Parliamo di neuroriabilitazione, non di protocolli riabilitativi. ogni concetto ha il suo fondamento scientifico ed ogni proposta terapeutica deve porsi una finalità, su questo sono d'accordo con te. Ma ogni paziente è un mondo a sè stante ed il peggior errore che un FKT può fare è quello di credere che sia il paziente a doversi adattare alla tecnica e non viceversa. così una proposta che in un paziente otterrà la risposta desiderata, in un altro otterrà irradiazione, spasticità, compensi... e l'errore è nostro, non del paziente. Giusta proposta, giusta risposta. il fisioterapista ha il duro ma affascinante compito di porsi tra il paziente e la sua neuroplasticità... non esiste una formula magica per ottenere quello che ci si prefigge! per questo ogni concetto ha i pro ed i contro, ha la situazione ideale per poter essere applicato... quindi sono del parere che bisogna conoscere, valutare, applicare. tutto ciò in base alle esigenze del paziente.
Profilo Messaggio privato
Shezan




Messaggi: 98
Professione: Studente
Località: Roma
Stato: Offline

Inviato: 24/04/05 Rispondi citando

Credo di non aver detto che debba essere il paziente ad adattarsi alla tecnica, quando dico che bisognerebbe seguire con coerenza una metodica, voglio dire che non si può applicare sullo stesso paziente un po di una un pò di un'altra.
Concordo con tè quando dici che ogni soggetto è nella sua malattia un caso a sè, ma la fisiologia è una sola.
Kabat , Perfetti, Vojta e altri ancora, grardano ad una sola fisiologia, ma il modo di agire su di essa è totalmete diverso.

Ribadisco che non ho la vostra esperienza, e sottolineo che non sò dire quale sia la tecnica che da i migliori risultati, ma francamente non capisco come si possa insistere con esercizi di primo grado (Perfetti), impedendo qualsiasi tentativo di deambulazione o movimento complesso, sull'arto inferiore, e poi decidere di proporre diagonali kabat fruttando oltretutto una fase di reazione allo stiramento, per riabilitare un arto superiore.

Se ci capitasse un paziente curioso e ci domandasse di spiegargli come "funzionano", cosa "fanno" quegli esercizi, saremmo costretti a dare due interpretazioni molto differenti del modello torico su cui ci stiamo basando. E se poi ci domandasse come mai la gamba "funziona" in un modo e il braccio "funziona" in un altro noi che gli risponderemmo?
Profilo Messaggio privato
cmazza




Messaggi: 36
Professione: Fisioterapista
Località: Brescia
Stato: Offline

Inviato: 24/04/05 Rispondi citando

io mi sento di dire che se decido di proporre un esercizio piuttosto che un altro so perchè lo sto facendo, quindi non sarà difficile spiegarlo al paziente. Ogni metodo usa differenti vie ma per arrivare all'identico obiettivo! non essendo tutti i pazienti uguali in base alle caratteristiche del paziente posso decidere...e possono decidere anche loro!!! io personalmente utilizzo quasi totalmente il concetto Bobath nelle rieducazione del neuroleso e secondo il mio parere (sicuramente non condiviso da tutti) il Kabat è da applicare in un numero minimo di casi ed ha parecchie controindicazioni. POI... Se per esempio ho un emiplegico che sto trattando con il bobath e voglio insistere sul recupero della dorsi-flessione del piede per quale motivo non inserire anche un ETC se questo può servire a coscientizzare un movimento presente? E chi mi impedisce una volta appresa la dorsi-flessione extra schema di inserirlo in una funzione con una sequenza Bobath? in questo caso bobath e perfetti avrebbero collaborato al fine di ottenere una fase oscillante del passo migliore... PEACE & LOVE!!!
per quanto riguarda arto superiore ed inferiore la spiegazione da dare al paziente è semplice: l'AS è estremamente specializzato, è ciò che rende l'uomo l'animale più evoluto, per tanto il lavoro da fare è senz'altro più impegnativo e lungo rispetto all'AI che lavora in modo più grossolano. entrambi però per lavorare in modo corretto hanno bisogno di ancorarsi su un tronco stabile e "versatile"...
Profilo Messaggio privato
Shezan




Messaggi: 98
Professione: Studente
Località: Roma
Stato: Offline

Inviato: 25/04/05 Rispondi citando

Continuo a non essere daccordo sull'utilizzo contemporaneo di diversi metodi, è come accettare per metà l'efficacia di questo o quel lavoro che sto facendo. Quello che noi dovremmo riuscire a trasmettere al paziente in termini di miglioramento, penso derivi da quello che studiamo, accettiamo, e facciamo nostro nel nostro lavoro. Non riesco ANCORA a capire come si possa accettare concetti nettamente diversi, che si contraddicono a vicenda, per poi trasferirli su un paziente. Se crediamo che una metodica sia molto valida, lo sarà per ogni distretto corporeo che vado a trattare. Perfetti, Kabat o altri ancora, non parlano di differenze tra possibilità di trattare l'AS o l'AI. Come anche tu dici il substrato fisiologico su cui andiamo ad agire è identico, ovunque io vado a lavorare. Che l'AS sia più specializzato non significa che non abbia uno stesso modello di funzionamento di del'AI. Quello che fondamentalmente cambia sono i gradi di libertà, quindi maggiori possibilità di movimento nello spazio da gestire e controllare.
Per esempio se devo controllare il movimento di flesso-estensione del ginocchi, avrò sicuramnte bisogno di meno tempo, rispetto al tempo necessario per riabilitare un gomito o i movimento fini delle dita, ma questo non implica che il funzionamento dell'uno o dell'altro cambi, e di conseguenza non vedo il motivo di cambiare il modello di riabilitazione da utilizzare.

Ribadisco non ho la tua esperienza, cerco solo di chiarirmi le idee. Guardo la fisiologia, osservo come vanno ad agire le metodiche riabilitative su di essa, e provo a vedere quale sia quella che secondo me ha una coerenza di azione maggiore.

Per il resto come dici tu PEACE & LOVE Very Happy
Profilo Messaggio privato
talamo




Messaggi: 117
Professione: Fisioterapista
Località: Botticino (BS)
Stato: Offline

Inviato: 26/04/05 Rispondi citando

ciao a tutti,
sinceramente io sono daccordo con cmazza perchè il nostro lavoro sta nel modulare le nostre conoscenze ed esperienze sul pz, nessuno ci vieta di estrapolare qualche manovra o impostazione di lavoro da un'altra metodica; penso che questo sia il difficle del nostro lavoro.devo correre al lavoro a più tardi
Profilo Messaggio privato
mancini




Messaggi: 332
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline

Inviato: 26/04/05 Rispondi citando

Ciao Shezan.
Perdona quello che può sembrare un tono paternalistico, però, vedi questo tuo non riuscire a comprendere l'utilizzo anche di più metodiche all'interno dello stesso programma di trattamento, forse dipende proprio dalla tua poca esperienza in campo. Tutti noi, credo, abbiamo vissuto all'inizio questa forma di "integralismo" e sicuramente qualcuno di noi poi ha "sposato" una tecnica particolare. Ma il trovarsi tutti i giorni davanti a quesiti sensitivo-motori, magari dovuti alla stessa ragione fisiologica ma con manifestazioni diverse fa sì che si cerchino nelle nostre conoscenze le strategie più adeguate senza peccare per questo di mancata coerenza.
E quindi come giustamente afferma cmazza, su una impostazione bobathiana, perchè non inserire al bisogno anche un ETC e proprio magari per rendere più stabile un tronco, anche una bella presa di coscienza posturale, smettendo finalmente di considerare l'emiplegico come una persona che ha solo un'emicorpo?
Tutti noi che lavoriamo in neuromotoria sappiamo che non esiste un emiplegico uguale ad un altro (ma il discorso può essere allargato anche alle altre patologie), per quale motivo quindi una metodica dovrebbe soddisfare tutte le richieste terapeutiche?
Ciao Laughing
Profilo Messaggio privato HomePage
Shezan




Messaggi: 98
Professione: Studente
Località: Roma
Stato: Offline

Inviato: 26/04/05 Rispondi citando

Hai ragione sono fresco di libri e acerbo di esperienze, però mi piace discutere e accetto ogni opinione. Per adesso non posso fare altro che che arrivarci per logica, e questa mi porta ad alcune conclusioni. Spero di accorgermi in futuro di tutti gli sbagli che commetterò, in fondo il nostro lavoro si basa soprattutto sull'evidenza.

Ciao Very Happy

....Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese:
Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio...
Profilo Messaggio privato
mancini




Messaggi: 332
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline

Inviato: 27/04/05 Rispondi citando

Caro Shezan, ma scherzi? E' estremamente importante innanzitutto proprio una buona preparazione e poi l'uso della logica e poi ancora di più l'entusiasmo e la voglia che traspare dai tuoi interventi. E' un piacere credo per tutti noi averti in questo forum.
Permettetemi ora di tornare a "bomba", dopo questa precisazione.
Siamo quindi d'accordo sull'uso del ETC nella presa di coscienza del movimento e nella reinstaurazione del rapporto con lo spazio?
Profilo Messaggio privato HomePage
talamo




Messaggi: 117
Professione: Fisioterapista
Località: Botticino (BS)
Stato: Offline

Inviato: 27/04/05 Rispondi citando

ciao mancini,
sono daccordo con te su uso di ETC per la presa di coscienza del movimento;ti racconto un'esperienza fatta durante l'università:
Pz 45 anni uomo ictus uschemico colpito emisoma dz con afasia di wernicke quindi compresione gravemente alterata e produzione verbale discreta. Lavoro di tre settimanesul controllo tronco da seduto e poi in piedi, impostazione del cammino ma con problemi di flessione triplice dell'arto inferiore e dismetria nella fase oscillante e di primo appoggio del piede plegico;abbiamo provato visto il successo con altri pz il bendaggio a 8 tipico Bobathiano senza alcun apparente risultato.Confrontandoci con i colleghi abbiamo provato ad impostare un lavoro, prima da seduto e poi in carico monopodalico, con impostazione Perfettiana e il pz vedendo righe, colori e punti di riferimento piano piano a miliorato qualcosina, poi su parere fisiatrico siamo ritornati al lavoro con bendaggio perchè secondo lui il risultato era raggiunto e occorreva dargli sicurezza nel cammino insegnandogli a usare il quadripode perchè doveva essere dimesso.
Tolto questo finale un po' malinconico devo aggiumgere che la ns collega ha insegnato qualche esercizio ai parenti spiegandogli come sono impostati questi esercizi per poi farli un po' variare, e devo considerare che dopo 4 mesi, lavorando continuamente la qualità e quindi anche la quantità del cammino sono migliorate.
NOn posso affermare che il merito sia dell'uno o dell'altro approccio ma devo sempre tener in considerazione il risultato che noi e successivamente i parenti hanno raggiunto.
Spero che qualcunaltro inserisca dei casi per discutere io ammetto la mia ignoranza,che è solo nozione accademica, sul mondo ETC però andrò a leggere un po' di letteratura medica per saperne di più, perchè sono convinto che più sappiamo e sappiamo fare più aiuto possiamo dare al ns pz.ciao bacio a tutti
Profilo Messaggio privato
mancini




Messaggi: 332
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline

Inviato: 6/05/05 Rispondi citando

Una riflessione personale e generale, senza però voler chiudere questa nostra discussione soltanto intorno alla metodica di Perfetti.
Il prof. Carlo Perfetti, a cui mi sono interessata già da studentessa per la ventata di nuovo che portava nel mondo riabilitativo, ha avuto il grande merito, secondo me, di aiutarci ad uscire come riabilitatori, dall'emisoma plegico. Mi spiego meglio: precedentemente, l'emiplegia proprio in questo modo veniva trattata, dimenticando il tutto unico di cui siamo formati e soprattutto il rapporto del corpo all'interno dello spazio. Inoltre il non considerare l'encefalo come costituito da compartimenti stagni (per cui alla lesione di un'area corrisponde soltanto un deficit della parte da quell'area dipendente), ci ha permesso di valutare anche le patologie correlate a volte presenti, che se non considerate fanno fallire o limitano il programma di recupero, anzi di riapprendimento. Parlo ad esempio e sempre rimanendo nel generale, della sindrome dell'eminattenzione.
Poi, per quanto mi riguarda, il suo rifarsi alla neuropsicologia russa (Luria, Pavlov, Vygotskij.....) mi ha permesso di allargare la mia formazione ed il modo di ragionare di riabilitazione.
Chiaramente tutto questo non vuol dire che io sia d'accordo con tutti gli aspetti di questo metodo e che io usi solo i suoi canoni riabilitativi (e questo mi sembra di ricordare che già cozza con uno dei principi fondamentali di Perfetti).
Era solo una riflessione personale, come dicevo. Rolling Eyes Wink
Profilo Messaggio privato HomePage
Nuovo Topic  Rispondi
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum


© 2003-2008 Associazione FisioBrain - P.I. 01891040519 - +39 3336006925
Powered by PHPNuke Thanks