Discussione molto interessante: complimenti a tutti.
La prima volta che ho preso in considerazione il cosiddetto “sleeper stretch” è stato dopo averlo visto nel testo (ottimo, tra l’altro) : ”FNP : Facilitazioni Neurocinetiche Progressive” di Giuseppe Monari (pag. 438) . In questo testo veniva indicato, senza ovviamente chiamarlo sleeper stretch, come metodo di allungamento dei muscoli extrarotarori, con una tecnica di tipo contrazione-rilasciamento. Nessun accenno alla capsula posteriore. Per altri è uno stretch indicato solo nel caso di rigidità della capsula posteriore. Devo ammettere che qualche tempo fa lo utilizzavo molto come esercizio a casa quando trovavo una limitazione dell’IntraRotazione su alcuni tipi di pazienti (giovani con conflitto interno, scarsi segni di conflitto esterno, capsulite nella terza fase): qui dava ottimi risultati nel miglioramento dell’IR. Lo proponevo come uno stretch leggero leggero (tanto da non sentire nulla per i primi minuti) ma prolungato, fino a 5-10 minuti consecutivi, con l’accorgimento di sentire tensione nella parte posteriore della spalla, e interrompere se arrivava solo il dolore nella parte anteriore. Su altri pazienti IR-limitati con segni di conflitto esterno, soprattutto primario, era evidentemente troppo irritante (per il discorso della somiglianza con l’Hawking) per cui era improponibile. Ora lo uso molto meno, mai sul conflitto esterno, e non più (quasi) nel modo statico sopraindicato. Diciamo che lo uso dove il problema è proprio la limitazione del movimento, tipo nella spalla congelata terzo stadio, nel postoperatorio (non subito!), nel giovane con tutti i movimenti limitati, anche nella prevenzione dell’atleta overhead. Il problema secondo me è che il segno clinico di limitazione dell’IR non è sufficiente per individuare una rigidità posteriore di spalla, e quindi per proporre lo sleeper stretch. Mentre una volta, appena trovavo un limitazione IR (soprattutto se associata a iperotazione esterna), subito esclamavo: ”ecco, hai il conflitto perché hai la capsula posteriore rigida, e questo sposta la testa dell’omero in alto: ho giusto giusto uno stretching per te da fare la sera sul divano” – my god! Questo ragionamento veniva da una mia errata interpretazione della Sahrmann. E comunque avevo notato che lei non proponeva lo sleeper stretch, e pensavo toh, c’è arrivato Monari e non c’arriva la Sahrmann. Poi ho capito il senso del semplice esercizio che proponeva lei, analogo a quello proposto da zenone alla sua nuotatrice in un vecchio post sulla spalla: un esercizio che ha in se una componente di controllo motorio, di controllo della centratura della testa dell’omero. In effetti secondo me alcune (quante?) limitazioni dell’IR sono dovute ad errato centraggio della testa omerale o comunque anomalia della posizione della scapola (abdotta/protratta): è certamente così quando con qualche MWM (in cui la prima M ad esempio è un glide AP) si ottiene un miglioramento significativo dell’IR. Allo stesso modo un esercizio banale come un intrarotazione ripetuta da supino con un piccolo pesetto nelle mani (controllando/evitando il sollevamento della scapola dal lettino) lo preferisco per la sua componente attiva (corticale direi) di controllo del centraggio omerale e della corretta posizione scapolare, aggiunto all’eventuale stretch posteriore. E’ fondamentale che non ci sia dolore durante il movimento: se c’è dolore può significare che il paziente non controlla il posizionamento reciproco omero-scapola, per cui ha un feed-back immediato sulla corretta esecuzione dell’esercizio nel caso correggendosi riesca a muoversi di più . Una volta avevo una visione molto meccanica delle strutture posteriori rigide: è cuoio che devo allungare, quindi come la geologia, è tutta questione di tempo e di pressione: spingi per 10 minuti ogni sera, meglio se anche a pranzo. Ora do più importanza a desensibilizzare il tessuto nervoso capsulare, in quanto il guadagno di ROM è secondo me spesso SN-mediato, sottoforma di aumento di tolleranza allo stretch, non solo sui muscoli come dicevo nell’altro post. Per cui ben venga l’MWM o il movimento ripetuto indolore per aumentare il ROM. Qui sto pensando soprattutto al conflitto esterno, doloroso, quasi cronico, dove tutto è sensibilizzato e il pz è ultrapprensivo verso il dolore: l’ultima cosa che voglio è spingere giù con lo sleeper stretch! Non è certo con quello che guadagnerò IR. Diciamo che nel classico impingement esterno il mio obietivo principale non è aumentare l’IR: quello viene quasi da solo assieme a tutto il resto.
E se invece il problema è “solo” la mancanza di IR? Cioè, se il mio obiettivo principale è aumentare l’IR?. Bè, in questo caso lo studio postato da Samuele P. evidenzia che l’adduzione orizzontale (cross-body stretch) è migliore. Quest’altro studio:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21471651dimostra esattamente la stessa cosa. Per cui, se il mio obiettivo è davvero il miglioramento dell’IR (e dell’adduzione orizzontale ad essa correlata), tanto vale effettuare il cross-body stretch.
Il problema della stabilizzazione scapolare lo risolvo (in parte? del tutto?) facendo appoggiare il bordo esterno della scapola al muro. Io do questo esercizio da fare a casa. Se poi penso che la fibrosi miofasciale degli extrarotatori contribuisca (posso valutarlo mentre misuro l’IR attivando qualche volta in contrazione-rilasciamento gli extra: quello che eventualmente guadagno è forse dovuto a questi – ovviamente valido il metodo adiuvantibus proposto da Samuele) allora aggiungo l’autotrattamento con pallina da tennis al muro prima/durante del cross-body stretch. Sempre Monari nel suo libro (pag. 434) propone uno stretch (secondo lui del gran rotondo, vai te a capire, forse tutte le strutture posteriori scapolo-omerali) che uso se devo aumentare l’IR: alcuni lo considerano il migliore stretch della capsula posteriore (Francesco Inglese mi sembra), è molto aggressivo ma vale la pena a volte (lo uso spesso nel pallavolista coi classici segni di spalla overhead). In effetti se mettendo la mano dietro la schiena la scapola ala, anche Sahrmann considera questo un segno di rigidità delle strutture scapolo-omerali posteriori. Lo posso anche dare a casa, sulla falsariga di quello proposto da zenone con la mano sul fianco tirando il gomito in avanti: la mia variante è tenere la mano sulla schiena (S1 circa) e appoggiare la scapola al muro per stabilizzarla mentre tiro (piano!) il gomito in avanti. Ovviamente anche per il pz che cerca la massima prestazione. Lo faccio anche io nella stretch-routine di palestra.
Interessante notare che il primo studio riportato da Samuele sull’effetto immediato dello sleeper stretch conclude che l’aumento dell’IR con questo stretch è statisticamente significativo ma non clinicamente significativo (e come potrebbe esserlo: 3,1° miseri gradi di guadagno con tutte le controindicazione che ha!– cielo, avete mai misurato 3,1° con il goniometro?). Lo stesso studio è riportato in un articolo intitolato “Spalla dolorosa overhead” (articolo molto interessante, a parte tutto) nel numero 5 di Sport e Medicina del 2011, con l’intento di giustificare lo sleeper stretch, concludendo che alla fine del programma “è stato registrato un aumento sigificativo dell’adduzione orizzontale (di 2,3°) e della RI (di 3,1°)”. Punti di vista!
Ho molto apprezzato il riferimento alle “NON certezze biomeccaniche in nostro possesso” fatto da Diego: probabilmente sono proprio queste a spiegare il motivo per cui usiamo spesso approcci diversi “con lo stesso problema” (ammesso che esistano due problemi simili) ma con il medesimo risultato positivo. Allo stesso modo le stesse NON certezze spiegano forse perché con altre presentazioni cliniche puoi usare tutti gli approcci che vuoi, ma il risultato non sarà positivo.
Scusate se ho divagato un po'.