da Eugenio Pecchioli » 08/03/10
Il concetto di acuto e di cronico è stato legato, per molto tempo, all'età della lesione. In realtà,lo spartiacque fra acuto e cronico è puramente biologico e molto sfumato: riguarda lo stato della matrice extracellulare. Ogni volta che si instaura una lesione ( non importa la causa ) si ha sempre un gradiente elettrochimico fra la sede del danno e quuelle sane circostanti. Nella sede di lesione si instaura un' acidosi più o meno importante, si ha un accumulo di citochine proinfiammatorie del tipo dell'IL 1, TNF beta, IL 6, INF gamma, si ha liberazione di catecolamine algogene rappresentate da bradichinine, istamina, leucotrieni, PG E 2, attivazione di mastociti, linfociti T e NK, etc. In fase acuta si ha iperemia, edema, denaturazione proteica, etc. In fase cronica alle alterawzioni reologiche si sostituiscono quelle fibrotiche a carico dei fibroblassti, dei fibrociti, delle fibre collagene, etc.Tutto ciò, essendo elettricamente polarizzato, determina una DDP fra zona sana e zona lesa generando una specie di pila biologica in cui i vasi rappresentano i cavi elettrici. Si ha accumulo di sostanza P, di CGRP ( Calcitonine Gene Related Peptide ) ad azione algogena mentre la resistenza elettrica cutanea diminuisce incrementando la conduttanza. Nelle lesioni acute si ha una depolarizzazione della matrice, la liberazione di sostanze vasoattive, un'ipertono simpatico con vasocostrizione attiva. Nelle lesioni croniche, al contrario, si ha una iperpolarizzazione dei PG e dei GAGs che divengono ineccitabili, una diminuzione della DDP fra zona sana e zona lesa, un incremento della resistenza cutanea con contemporanea diminuzione della conduttanza, lo stabilimento di un pH alcalino, un aumento del Ca ed una diminuzuione del Mg nel plasma, un ipertono vagale, una diminuzione dell'attività biologica della matrice, una fibrosi certe volte anche palpabile meccanicamente. E' evidente che tutte queste alterazioni biologiche comportano, sia per la presenza di contratture che di dolore, una limitazione funzionale della regione interessata. Ecco, quindi, che, per conto mio, viene a cadere la distinzione fra lesione tissutale e biomeccanica. Dove c'è la prima ci sarà sempre anche la seconda ma sarebbe un errore focalizzare la terapia solo su quest'ultima. Risolverò la limitazione biomeccanica solo se sarò in grado di eliminare la sua causa biologica. Ma non basta. Esistono poi le relazioni psico emotive e quelle metaboliche a complicare ulteriormente la situazione. Ecco perché sostengo che, fatta eccezione per il trauma, ogni lesione biomeccanica va inquadrata in una logica più generale che non trascuri nulla circa le possibilità terapeutiche. La patologia, qualunque sia la sua causa, si risolve sempre in un'alterazione della coerenza dell'informazione. In questo senso, il segnale EM della diatermia,unito a quello degli omotossicologici, ha il compito di recuperare quella coerenza. Quando ci si riesce si ha la guarigione.
Saluti
Dr. Eugenio Pecchioli - Firenze