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Tecarterapia e Diatermia - Utilizzo

Area dedicata alla tecnologia strumentale applicata in terapia fisica

Messaggioda laconix » 04/10/07

ileopsoas ha scritto: ..........
AVETE MAI PENSATO CHE PER ADESSO LA DIATERMIA E' STATA USATA SOLO SUL PATOLOGICO E MAI SUL SANO??
CHE EFFETTO FAREBBE FARE UN CICLO A LIVELLO PREVENTIVO SUL SANO?'?.....


mah, forse ti sei perso qualche puntata, vabbeh che in questo topic i post vengono fatti in "post..a..prioritaria"
fai rewind tra i primi post, trovi il mio sulle patologie neurodegenerative nel quale chioso invitando a farlo sugli sportivi (sani) .....prova poi a far loro cronometrare i tempi nella corsa e farti raccontare la resistenza all'affaticamento..... (ne ho tre in trattamento, ma si tengono ben strette le informazioni)

(p.s. il limite diventa psicologico, lo sportivo che è abituato ad una certa resa deve fare uno sforzo "psicologico" per superarsi e, questi step oltre la solita performance, sono alemo 4-5, ovvero devi, durante la corsa, dirti "posso spingere di più" e poi rifare la stessa cosa altre volte ....nessuno, le prime volte, crede che il limite si sia spostato così tanto)
laconix
 

Messaggioda angigian » 04/10/07

mi urge vostra consulenza (ileopsoas visto che sei genovese trattami da amico, non farmi pagare):
paz 38 anni con 2 ernie cervicali (c4, c5), parestesia e formicolio alle dita indice e pollice.

il mio trattamento con i vari posizionamenti e controlli ogni 3-5 min, attiva sul rc e con lo spostamento della passiva (mano, braccio, braccio,spalla e petto) perchè non vedevo benefici in breve tempo (come al solito) mi potreste fornire fornte un valido protocollo alternativo da utilizzare domani?

grazie

p.s. x fisiokine: oggi mi hanno portato la cosa che ti ha consiglioto il prof che abita al mare.
angigian
 

Messaggioda angigian » 04/10/07

volevo riprendere velocemente le fasciti plantari.
giuste alcune le cause che provocano il dolore della pianta del piede, giusto il taping di scarico giornaliero (molto spesso incredibilmente efficace), ma la mia domanda (provocazione) è:
siete sicuri che è sempre infiammazione delle fasce?
fisikine, simmons e travell insegnano (per chi non li conoscesse stiamo parlando di trigger point); fidati!
spesso (non sempre, perchè non sempre sono contratture) capacitivo manuale sulla zona tarsale e metatarsale e passiva dorso del piede sono efficaci.
ricordi il trattamento sul polpaccio che mi indicasti per trattare il dolore sulla pianta del piede ? = t.p.

aspetto risposta alla domanda precedente.
grazie.
angigian
 

Messaggioda laconix » 05/10/07

-passiva a D12, con paziente seduto
-manipolo capacitivo 5-10 minuti a 70>50% sui paravertebrali tra C5 e D3
-poi paziente supino attivo automatico prime cervicali e passivo a D12 per 20 min a 40>20%

...se il formicolio è diminuito>paziente a casa con quattro esercizi in isometrica per il cervicale,
...se il formicolio è tale e quale>pompages cervicale preceduto da manipolazione C6-C7

paziente rivedibile dopo 48 ore (i tempi di recupero fanno parte della terapia, la quale non si valuta a fine seduta ma dopo la stabilizzazione dei sintomi)
laconix
 

Messaggioda laconix » 05/10/07

(...stamattina scrivo solo io?)

...piccola riflessione/domanda relativa al trattamento del rachide cervicale:

"Sin da piccoli", noi fisioterpisti, veniamo istruiti con dei "dictat" che (a mio avviso) sono strutturati per tarparci le ali.
In un corso "Tecno-six" l'istruttore, persona a mio avviso molto preparata, trattava la zona posteriore e le zone anteriori del collo con la stessa disinvoltura. Le indicazioni possono essere molteplici, dagli ostili scaleni allo sterno cleidomastoideo alle più complesse sindromi di stretto di dotto toracico. Le controindicazioni le conosciamo, in linea teorica problematiche connesse ai barocettori, alla tiroide (che non gradisce le radio frequenze).

Voi come vi comportate? Trattamento logge anteriori del collo si o no?
laconix
 

Messaggioda ileopsoas » 05/10/07

Mi scuso per una risposta forse tardiva, ma conciliare la mole di lavoro in studio e Fisiobrain, sembra che stia diventando un po' problematico, soprattutto di venerdi :wink: :wink:

Caso proposto da *****

qui a Genova si direbbe MA ALLORA VIENI NEL MIO CAROUGGIU'.....che tradotto significa , ma allora condivi quello che ho gia detto io..... :-) :-)
Le ernie ,soprattutto quelle cervicali, dove le situazioni chinesiolocighe destabilizzanti sono massime rispetto ai tratti inferiori , non necessitano di RISULTATI ECCLATANTI IN 1/2 SEDUTE, ma di un programma ad ampio raggio che si, attenui la sintomatologia irritativa (dolore ,parestesie etc) ma anche che ristabilisca equilibri di forze, di movimento, e che tenga sempre conto del piatto SCAPOLARE dove si appoggia il rachide cervicale...

Quindi e' particolarmente difficile...per me darti delle dritte precise anche perche c4/c5 e' una cosa un po' anomala di solito ,le piu frequenti sono o piu basse o piu alte, cmq.....prva questo metodo

Placca attiva rachide cervicale con cuscino o altro che produca aderenza necessaria ,paz supino, placca passiva sull'addome, frequenza 70 ....se sopportabile...DURATA 40 MIN ALMENO
Niente mapipolo capacitativo, semmai resistivo su trapezi, omoioideo,deldoide.
inoltre, a livello dell'apice basso della scapola ,poco piu su, punto trigger di c5/c6, con irradiamento fino pollice indice mano omolaterale.
anche li puoi lavorarci in resistivo...
NON aspettarti risultati da EFFETTI SPECIALI , ma avrai cominciato un ciclo che sicuramente dara degli ottimi frutti a distanza di qualke sett. risultati duraturi nel tempo e spesso con altri accorgimenti di ausilio, anche visibili in Imaging

Per adesso (questione tempo) nn riesco a scriverti altro ,per ***** invece rispondo che faro' un Rewind sicuramente , l'argomento mi interessa molto, ..spero a breve di poterne parlare con un topic dedicato

Buon LAvoro
Ileopsoas
ileopsoas
 

Messaggioda angigian » 05/10/07

grazie. proverò entrambi i trattamenti, :devozione:
la mia logica di lavoro mi viene da pensare che potrebbe essere più corretta la resistiva come dice ileopsoas, il pompages lo utilizzo già, le da sollievo per brevetempo.
l'unica cosa che non gradisco fare è la manipolazione diretta del rc in presenza di ernie.
i t.p. dell' arto superiore sono elementi che conosco benissimo e garantisco la loro l'eslucione( infatti non li ho menzionati) e lo dimostra anche il fatto che creando una decompressione dolce del rc (trazione manuale) la sintomatologia scompare totalmente, nel momento in cui rilascio il collo tutto torna come prima.
ileopsoas, perchè trapezio, deltoide e omoioideo ? per i tp? (se è si, secondo me, quelli è meglio trattarli in capacitivo)
comunque vi avviso subito dei risultati.

tiroide: molto difficile da comprendere e da curare, come voi mi insegnate; è raro che in presenza di un suo defict funzionale, la causa è da attribuire a lei.
nella magior parte dei casi la tiroide è il bersaglio (o lesione/sintomo ) di un problema di organo diverso, quindi non sono completamente d'accordo che le radio frequenze le diano fastidio, comunque non sono un escludo la tua afferamzione.
il rachide cervicale è una patologie in cui è bello confrontarsi, perchè ognuno dice la sua e tutti hanno ragione.
i protocolli sono differenti ma il risultato finale ( se si lavora correttamente) è uguale.
io personalmente sono fanatico dei trigger point (vero fisiokine?), di conseguenza valuto il rc nella sua globalità ed in base alle limitazioni funzionali ed al dolore agisco anteriormente (non frequentemente) o posterirmente.
spesso uilizzo la diatermia per disattivarli, perchè mi consente di provocare meno sofferenza al paz. e risultati più veloci delle mani.
se ritengo il caso di utilizzare la tecarterapia sullo strnocleidomastoideo,scaleni lo faccio senza problemi.

anche gli scaleni sono un bell'argomento!
ciao e ancora grazie!
angigian
 

commento al topic tecarterapia:utilizzo migliore

Messaggioda Eugenio Pecchioli » 07/10/07

Mi si chiede che fine ho fatto. Non partecipo ma leggo. Non partecipo perché non sono d'accordo con il taglio che il
topic ha preso. Mi sembra assurdo dare degli standard di trattamento per le varie patologie. Non esiste la possibilità di dire: questo è il trattamento della lombalgia, o dell'ernia cervicale o della gonartrosi o altro. Ogni patologia è diversa da un'altra ed ogni paziente ha una sua capacità di risposta diversa. Questo comporta il fatto che ogni caso fa storia a sé per cui quello che era valido per un paziente non è valido per un altro. Da questo deriva l'impossibilità di dare protocolli come dico sempre in tutti i corsi che faccio. Il protocollo serve a non pensare e a non capire. Al contrario quello che serve è una buona diagnosi, una buona valutazione del paziente ed una capacità di capire quello che stiamo facendo, pronti a cambiare la metodica sulla base dei risultati. Quello che mi sforzo di far capire a chi frequenta i miei corsi è proprio questo: capire cosa si sta facendo, conoscere i principi fisici che sono alla base della metodica e quali sono gli effetti biologici che essa determina. Se si comprende questo, allora si può usare la diatermia in modo corretto ed ottenere dei buoni risultati, altrimenti, se si rincorrono i protocolli, si corre il rischio di standardizzare la metodica con effetti spesso discutibili. Inoltre, sono perfettamente d'accordo con chi ha detto che i toni eccesivamente trionfalistici del topic ha un effetto deleterio su chi, leggendolo, rischia di farsi delle illusioni sulle capacità taumaturgiche della diatermia ( che non esistono ). Infine, un'ultima cosa circa il giudizio sulle macchine. Io possiedo sia una Fis che una Diater 2. Non ho mai detto che la Diater 2 sia migliore della Fis. Sono macchine diverse che hanno usi diversi. Quello di cui sono convinto è che l'uso automatico non è assolutamente migliore di quello manuale ( che io preferisco ) per cui la sua presenza non è sinonimo di miglioria. Inoltre, quello che mi interessa, è che la macchina che in quel momento possiedo non sia il punto di arrivo dela metodica ma che la ditta produttrice sia volta alla continua ricerca di quelle tecniche che, in futruro, mi garantiscano un avanzamento tecnologico e, quindi, terapeutico. Per il momento, l'RGM è in grado di fare ciò.
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Messaggioda angigian » 07/10/07

concordo con il fatto che non esista un protocollo standard, però esiste una base da cui partire, poi si eseguono le eventuali modifiche ritenute necessarie caso per caso.
quindi, perchè negare a tutti un punto di partenza (non uno standard) che può essere efficace ed utile per crescere?
siccome credo nella diatermia e seguendo il mio "protocollo" di base in alcune rare situazioni non ottengo i benefici sperati, quindi chiedo, valuto e provo applicazioni diverse che possono risultare efficaci nel singolo caso e mi consentono di avere prospettive diverse sul modo di lavorare.
lei parla sempre di diagnosi precisa, esatta, ma secondo lei è sempre così facile determinare una diagnosi esatta?
secondo me, no , infatti molto spesso si richiedono gli esami stumentali per identificare il problema e qualche volta anche questi non eliminano i dubbi.

visto che non le piacciono gli standard, offro un tutti un'altro punto di partenza per le lombalgia:

paz. supino, passiva zona lombare e capacitivo zona inguinale al 30-40% di potenza per 3-5 min x lato;
molto efficace per alcuni tipi di lombalgie che interessano il muscolo ileopsoas.

a mio avviso se uno fisoterapista inzia, per le lombalgie, con un "protocollo standard" o "base" che incomincia il trattamento indicato per l'ileopsoas, segue con quello per i polpacci e poi conclude con il lavoro lombare mirato e personalizzato, sicutramente otterrà sempre degli ottimi risultati.
questo, oggi, è il mio modo di operare una lomablgia, non uso un trattamento standard, ma un protocollo di base sempre uguale.
risultati trionfalistici sono spesso presenti ed i colleghi che scrivono lo testimoniano, evidentemente le nostre metodiche di lavoro (i nostri "standard") sono molto di diversi dalle sue.

cordiali saluti
Ultima modifica di angigian il 07/10/07, modificato 1 volta in totale.
angigian
 

Re: commento al topic tecarterapia:utilizzo migl

Messaggioda Samuele Passigli » 07/10/07

eupecchi ha scritto:Mi sembra assurdo dare degli standard di trattamento per le varie patologie. Non esiste la possibilità di dire: questo è il trattamento della lombalgia, o dell'ernia cervicale o della gonartrosi o altro. Ogni patologia è diversa da un'altra ed ogni paziente ha una sua capacità di risposta diversa. Questo comporta il fatto che ogni caso fa storia a sé per cui quello che era valido per un paziente non è valido per un altro. Da questo deriva l'impossibilità di dare protocolli come dico sempre in tutti i corsi che faccio. Il protocollo serve a non pensare e a non capire. Al contrario quello che serve è una buona diagnosi, una buona valutazione del paziente ed una capacità di capire quello che stiamo facendo, pronti a cambiare la metodica sulla base dei risultati. Quello che mi sforzo di far capire a chi frequenta i miei corsi è proprio questo: capire cosa si sta facendo, conoscere i principi fisici che sono alla base della metodica e quali sono gli effetti biologici che essa determina. Se si comprende questo, allora si può usare la diatermia in modo corretto ed ottenere dei buoni risultati, altrimenti, se si rincorrono i protocolli, si corre il rischio di standardizzare la metodica con effetti spesso discutibili. Inoltre, sono perfettamente d'accordo con chi ha detto che i toni eccesivamente trionfalistici del topic ha un effetto deleterio su chi, leggendolo, rischia di farsi delle illusioni sulle capacità taumaturgiche della diatermia ( che non esistono ).

Concordo con quanto espresso. Il protocollo deve essere adattato al pz, non viceversa. Come è fondamentale non la strategia utilizzata, ma capire il perchè di una scelta.
Concetto, a mio avviso, applicabile a tutta la riabilitazione (e non solo).
"Non dovevamo farvi giocare con i mostri". "Perchè?", chiese lo showman. "Perchè lo siete diventati".

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Messaggioda angigian » 07/10/07

io ho definito un protocollo di base, perchè le varie tecniche di massaggio e rieducazioni danno sempre una base a tutte le patologie, poi la personalizzazione spetta a noi, ma la base del trattamento è uguale per tutti i paz. con la medesima situazione.
una rieducazione di un ginocchio sottoposto ad intervento per la ricostruzione del LCA, una protesi d'anca , una rieducazione di un rc da contraccolpo (colpo di frusta)per incidente stradale, uno stirameto o strappo muscolare o qualunque altra patologia, hanno tutte un" protocollo di base" da seguire (mobilizzazioni passive,mobilizzazioni attive,aumento del del range articolare, rinforzo muscolare, ecc), poi in base alle condizione del paz. si pesonalizza il resto della riabilitazione o masaggio, quindi possono cambiare i tempi di recupero, l'intensita del lavoro, i carichi ecc.

a mio avviso anche con la tecarterapia si possono usare dei "protocolli di base" per ogni patologia, poi in base alla risposta del paziente si personalizza il trattamento.
quindi si dice sempre di pesonalizzare il lavoro (giustamente), ma ogni patologia ha una suo "protocollo base" con cui inizia che è sempre uguale (per la medesima patologia).

ciao
angigian
 

Messaggioda angigian » 07/10/07

dott. eupecchi, lei dice che non esiste un protocollo uguale per tutte le patologie sia con la tecarterapia che senza e visto che dice che non si possono fare degli standard di trattamento per le varie patologie mi può definire cos'è questa sua affermazione?


Nella mia esperienza, se si tratta di una lesione acuta, uso l'elettrodo capacitivo ad una media potenza ( non so che macchina usi e quindi non posso essere più preciso ) con la piastra negativa preferibilmente contrapposta ( ma potresti anche metterla sotto al piede per sfruttare la conduzione del femorale ) per 10 - 15 minuti allo scopo di diminuire la contrattura che è sempre presente e poi per altri 10 minuti in senso drenante ( verso i linfonodi inguinali ) allo scopo di allontanare i cataboliti che si sono prodotti. Userei, se tollerate, frequenze di 680 Khz data la superficialità del muscolo interessato. Consiglierei sedute bisettimanali ( di cui le prime tre a giorni alterni onde evitare l'effetto rebound ). Circa il numero di sedute, questo dipende dalla gravità della lesione e dalla risposta del paziente, ma, raramente, si può scendere al di sotto delle 10 - 12. Non salire troppo nella potenza se vuoi evitare la comparsa di dolore nelle ore successive al trattamento.
Nel caso di una lesione cronica io uso delle potenze più elevate usando gli stessi criteri suesposti.


secondo me, questo è uno standard di lavoro eseguito con la tecarterapia!!

cordiali saluti
angigian
 

protocolli per la diatermia

Messaggioda Eugenio Pecchioli » 08/10/07

***** ha ragione. Quello citato, anche se non era un protocollo era certamente una linea guida che io ho fornito ad un partecipante al forum che aveva richiesto un consiglio sulla base di dati forniti. Quindi non si trattava di un caso astratto ma si riferiva ad una certa patologia già individuata e classificata. Tuttavia, in assenza di una visita clinica, non conoscendo il paziente " de visu " con la forza del senno del poi, oggi non avrei dato quei consigli, non perché li ritenga sbagliati ma perché non è corretto darli. Per questo sono d'accordo con i moderatori che hanno imposto di non trasformare il forum in una specie di clinica dove si danno indirizzi terapeutici come minimo avventati.
Circa il mio modo di lavorare, non so se coincida o meno con quello di ***** o di altri colleghi, tuttavia i miei risultati sono molto incoraggianti anche se mi guardo bene dal ritenere la diatermia la panacea di tutti i mali e quindi preferisco usare più cautela che entusiasmo. Infine, per quanto riguarda la diagnosi, non mi stancherò mai di ripetere che essa deve venire sempre prima della terapia e che, se, per ottenerla, si devono eseguire tutti gli esami che si ritengono necessari, questi vanno fatti senza alcuna esenzione. Solo davanti ad una diagnosi corretta ed esauriente saprò esattamente cosa fare, altrimenti si entra nel regno della pura casualità e questa non mi interessa.
Saluti a tutti.
Dr. Eugenio Pecchioli - Firenzei
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Messaggioda ileopsoas » 08/10/07

Anche se ho poco tempo a disposizione ,in qualche maniera (protocollo) mi sento un po' chiamato in causa e quindi ci tengo a precisare qualcosa affinche' quello da me citato nei precendenti post, sia letto con cognizione di causa.

Uso giornalmente la cosidetta Terapia Tecar dal 1997 inizio 1998, nn so quanti l'abbiano avuta a disposizione cosi tanto tempo;
Mi occupo di patologie vertebrali da molto tempo, e frequento corsi di formazione e convegni in Italia e all'Estero...dove sinceramente coleghi italiani ne ho visti bene pochi....
Ho cercato dal 2000 in poi studi scientifici in merito a patologie vertebrali con la Tecar /Diatermia senza trovarne....alcuno..
Ho raccolto per alcuni anni dati, sequendo anche similmente schede scientifiche riconosciute, facendo eseguire ai pazienti una serie di esami e di visite prima e dopo un ciclo di trattamnto.....
SONO IN POSSESSO DI REFERTI DI RNM CHE ATTESTANO UNA RIDUZIONE DELL'ERNIA protrusa QUANTIFICATO ALMENO AL 50% RISPETTO ALLA PRECEDENTE ( prima di effettuare ciclo)
Ho adattato tutte le mie conoscenze sia intelettuali che manuali ad ogni paziente diverso,TENENDO COME COSTANTE SOLO UN PROTOCOLLO DI TECAR COME HO +/- RACCONTATO
Quindi per concludere, se qualcuno ha letto i miei post precedenti io per primo ho dichiarato che ogni colonna e' diversa da persona e persona e che un terapia deve essere PERSONALIZZATA...ad ogni costo....
ma e' anche vero che di fatto esiste un ciclo di tecar/dia effettuato a tutti i 25 paz presi in riferimento e che i risultati ottenuti e certificati sono meritevoli di un giudizio alquanto positivo,se presi come se fosse un GRANDE REPORT , e che siccome MAI E POI MAI qualcuno ha potuto anche se non prettamente scientificamente attestare cio' , non si puo' etichettare questo come pura e semplice CASUALITA'.
linee quida.....e' riduttivo per un lavoro come questo, cmq.,essendo il Topic dedicato all'utilizzo , ben vengano soluzioni idee e metodi su patologie comunemente affrontate
HO SCRITTO QUESTO POST,FORSE UN PO' DI GETTO, PERCHE' SONO STUFO DI SENTIRMI DIRE CHE I MIEI RISULTATI SONO FRUTTO DI CASUALITA', PERCHE' CMQ NN ERA MAI SUCCESSO CHE DEI RIABILITATORI NE DISCUTESSERO PRIMA , SOPRATTUTTO CON QUESTA VOGLIA, CON QUESTO ENTUSIASMO, FORSE AI PIU' ECESSIVO E FUORI LUOGO MA Pure FRUTTO DI UNA CONTINUA ,GIORNALIERA, CAPILLARE VOGLIA DI RICERCA....RICERCA DEL RISULTATO CHE TRADOTTO SIGNIFICA SALUTE, AIUTO, SOSTEGNO,RIPRISTINO....IN ALTRE PAROLE FISIOTERAPIA....

ileopsoas

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Messaggioda fisiokine » 08/10/07

ileopsoas ha scritto:HO SCRITTO QUESTO POST,FORSE UN PO' DI GETTO, PERCHE' SONO STUFO DI SENTIRMI DIRE CHE I MIEI RISULTATI SONO FRUTTO DI CASUALITA', PERCHE' CMQ NN ERA MAI SUCCESSO CHE DEI RIABILITATORI NE DISCUTESSERO PRIMA , SOPRATTUTTO CON QUESTA VOGLIA, CON QUESTO ENTUSIASMO, FORSE AI PIU' ECESSIVO E FUORI LUOGO MA Pure FRUTTO DI UNA CONTINUA ,GIORNALIERA, CAPILLARE VOGLIA DI RICERCA....RICERCA DEL RISULTATO CHE TRADOTTO SIGNIFICA SALUTE, AIUTO, SOSTEGNO,RIPRISTINO....IN ALTRE PAROLE FISIOTERAPIA....

ileopsoas

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Non posso che concordare con quanto detto da ileopsoas. La fisioterapia è si scienza ma è anche esperienza e arte....per mille e più motivi....e topic del genere non saranno scientifici, non daranno certamente protocolliperchè giustamente ogni paziente è a se ma se non altro serve come stimolo, spunto, occsione di confronto
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