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Terapia Miofasciale Articolo pubblicato il 06/09/2003
La fascia definisce il contorno del corpo ed è l’organo della struttura e del movimento. La fascia è anche il “tessuto delle emozioni” (3,5,12). È la struttura che permette una connessione diretta tra le reazioni emozionali e la parte fisica. L’immagine del dolore e l’incapacità di origine fisico, si confondono con quelle di origine emozionale, perché le reazioni del corpo di fronte a un trauma di origine fisica o emozionale sono molto simili: si producono limitazioni e incapacità funzionali, generalmente accompagnate dal dolore. Queste reazioni fissate nel corpo lo obbligano ad adoperare schemi di movimento lontani da quelli normali naturali, creando compensazioni, restrizioni e limiti funzionali nel sistema fasciale. La Terapia Miofasciale facilita la liberazione degli esiti dei traumi fisici come anche di quelli emozionali permettendo in questo modo una cura reale, non solamente attraverso la sparizione del dolore, ma anche attraverso il ritorno a una mobilità libera da restrizioni e quindi a un ritorno auna funzionalità totale.
A PROPOSITO DELLA TERAPIA MIOFASCIALE FT Andrzej Pilat * FT Maurizio Casciotti**
INTRODUZIONE La fisioterapia è una delle professioni più dinamiche del XX secolo e con un gran impeto nei primi anni di questo secolo, cerca nuove spiegazioni, esplora nuove soluzioni, investiga in nuovi sentieri riabilitativi. Uno di questi è quello che ci porta al campo della Terapia Miofasciale. Il dolore di origine miofasciale non è un tema nuovo nel campo della Medicina e ci sono state molte professioni di varie discipline che hanno dedicato molte ricerche scientifiche e hanno dato spiegazioni cliniche a questo fenomeno e rapidamente si sono rese conto che si stavano introducendo in un campo nuovo dai risvolti senza precedenti. Per ciò che riguarda la fisioterapia in particolare, questa rivoluzione ha permesso lo svilupparsi di molteplici professioni. Le limitazioni prodotte al sistema miofasciale producono dolore e frenano il ritorno alla normale funzione del corpo. Se si considera che le tecniche di trattamento relazionate con le liberazioni di restrizioni di origine miofasciale sono parti del programma di rieducazione che spesso vengono dimenticate dal terapista che si occupa di cercare di alleviare dal dolore il paziente, si può capire l’importanza di questo sistema. Durante gli ultimi anni si è incominciato a prestare sempre maggiore attenzione al tema FASCIA e questa forma di tessuto connettivo tanto speciale e unico è considerato ora dai più che si occupano di medicina e fisiologia come la struttura più importante del corpo umano. Queste ricerche ci hanno obbligato a riscoprire, per esempio, l’anatomia , la biomeccanica e la fisiologia , discipline mediche tanto classiche che sembravano essere state esplorate in ogni possibile contenuto, per mille impeti scientifici, da coloro che hanno segnato le pagine della storia della medicina. Queste nuove nozioni servirono da base nel processo clinico denominato Terapia Miofasciale.
CONCETTO CLASSICO DEL SISTEMA LOCOMOTORE In questo ordine di idee, il concetto classico del sistema locomotore del corpo basato nella descrizione anatomica della relazione tra le ossa e i muscoli, ci limita allo studio di un modello di movimento meramente meccanico. Questo modello divide il movimento del corpo negli elementi base ogni suo segmento, però in realtà, quando realizziamo il movimento in un segmento determinato del nostro corpo, questo risponde come un tutt’uno. Se si realizzano reazioni a catena, incluso i posti più remoti, anche al lato contrario del corpo( rispetto al lato in movimento) attraversando quindi la linea media del corpo e realizzando reazioni anche nei posti più insperati, sorge allora una domanda: “Come si possono realizzare tali connessioni?” Ci sembra ovvio che l’unica struttura in grado di realizzarle è la FASCIA.
LA FASCIA Il dizionario medico Salvat definisce la fascia come: “aponeurosi o espansione aponevrotica” e l’aponeurosi come: “ membrana fibrosa bianca , lucida e resistente che serve da rivestimento per i muscoli o per unirli con altre parti che si muovono”. Dall’altro lato definisce il tessuto connettivo come : “ tessuto di sostegno derivato dal mesoderma formato da fibre connettive, fibre elastiche e cellule”. Comprende anche il tessuto lasso, quello denso, adenoide, osseo, elastico e cartilaginoso. In generale siamo abituati a considerare la fascia come un involucro muscolare con funzione meccanica, lamine di separazione tra determinati muscoli o come espansioni di inserzioni tendinee come per esempio il tensore della fascia lata o i muscoli addominali. Senza dubbio la nuova visione dell’anatomia iniziata dalla curiosità e dall’impeto della maggiore conoscenza dei professionisti impegnati nella ricerca e nel confronto tra le diverse correnti della terapia manuale, motivò gli anatomisti a cercare e scoprire le nuove funzioni in questa antica scienza medica. Lo studio di cadaveri freschi, appena congelati, senza passare per il tradizionale processo di conservazione o conservandoli con i moderni metodi di preservazione, hanno permesso di focalizzare la ricerca verso l’indagine di dettagli anatomici fino ad ora no raggiunti(13). Questa svolta ha permesso una osservazione e una investigazione più precisa, non solo degli elementi anatomici concreti, ma anche di regioni intermedie del corpo, scoprendo in questo modo, le connessioni fino ad ora sconosciute o considerate fino ad ora di poca importanza(11). Gli innovativi processi di conservazione permisero di ottenere immagini della struttura anatomica conservandone il suo aspetto naturale aggiustandola alla realtà clinica. In questo modo si formò una nuova visione della fascia. La fascia corporea ha un percorso continuo avvolgendo tutte le strutture somatiche e viscerali includendo le meningi. In un certo modo possiamo dire che la fascia è il materiale di rivestimento che non solo avvolge tutte le strutture del nostro corpo,ma anche collega tra loro tutte le parti, offrendogli il sostegno e determinandone la forma. Si aggiunge che oltre alle funzioni di sostegno e partecipazione al movimento ha anche attività biomeccaniche e biochimiche(14). La fascia organizza e separa , assicura la protezione e l’autonomia di ogni muscolo e viscere, però anche riunisce i separati elementi corporei in unità funzionali stabilendo le relazioni spaziali tra di loro e formando in questo modo, una specie di rete ininterrotta di comunicazione corporea(3,6,11). Tra le sue proprietà sottolineiamo l’espansione dei nervi e dei vasi linfatici, l’interscambio metabolico per la sua relazione con il metabolismo dell’acqua, la funzione nutritiva in relazione con il sangue e la linfa, convertendosi nel sofisticato mezzo di trasporto tra e attraverso di tutti i sistemi dell’organismo. Il ventaglio di possibilità è spettacolare. Lo si può comparare con le connessioni dell’inesplorabile rete globale di internet. Però, in primo luogo, non solo il muscolo è avvolto nella fascia, lo è anche ogni singola sua fibra e ognuno dei suoi fusi. (Fig.1). questa combinazione si denomina MIOFASCIA. Noi non dobbiamo dunque limitare la definizione di movimento marcatamente all’azione muscolare, ma a un’azione combinata e inseparabile trai muscoli e le loro fasce. In secondo luogo già dal punto di vista istologico c’è una relazione di continuità tra il periostio e per esempio il tendine e il muscolo o il periostio e il legamento. I muscoli con le loro fibre e sloro fusi neuromuscolari avvolti in questa “ragnatela” che è la fascia, si contraggono e cambiano di dimensioni , facendo pressione in questo modo la struttura della fascia e questa forza si trasmette attraverso il periostio( Fig.2). in questo modo si stabilisce una continua rete di comunicazione in tutto l’apparato locomotore con la capacità unica di agire senza interruzioni(3,6,11).
NUOVO MODELLO DINAMICO DEL CORPO UMANO È possibile allora pensare, ad un nuovo modello dinamico di corpo umano, basato sulla struttura fasciale. Secondo questo modello non sono le ossa ciò che da la forma e neanche ciò che sostiene la struttura del corpo, ma è solo il tessuto connettivo ad essere incaricato di questo compito(1,3,11). Le ossa servono solamente come distanziatori che permetteno di posizionare e differenziare i distinti segmenti del corpo. I muscoli sono la fonte del movimento determinano la direzione ed eseguono il movimento(3,11). Comparare il corpo umano con una struttura statica è sbagliato. Il corpo è una struttura mobile. l’osso mai entra in contatto con l’ambiente che lo circonda, il tessuto connettivoè l’incaricato di questo compito; è la sua struttura e la sua organizzazione che gli permette di sostenere il movimento(11).
TESSUTO CONNETTIVO Il tessuto connettivo, uno dei quattro tessut che compongono il corpo umano, costituisce il 16% del peso del corpo e contiene il 23% dell’acqua del corpo. È incaricato di diverse funzioni come ,per esempio, equilibrare nel corpo le varie forze di tensione, la elasticità,e la densità o forma parte del sistema di difesa autoimmune, inoltre facilita il movimento formando sistemi di leve ed evitando gli eccessi di frizioni, pressioni e d’impatto trai segmenti mobili(9,11). Allo stesso tempo è il principale tessuto incaricato della riparazione delle ferite e degli spazi lasciati dalla morte di cellule in tessuti che non si rigenerano(9,11). Per tanto non è una esagerazione compararlo, dal punto di vista funzionale con un organo o un sistema corporeo(11). Dal punto di vista strutturale, possiamo definire il tessuto connettivo come un materiale composto da proteine insolubili(principalmente il collageno e la elastina) immerse in una sostanza gelatinosa fondamentale(Fig.3). Questi elementi e tessuti que stanno attorno agiscono come un sistema integrato e non come entità separate. Come tutte le proteine , l’elastina ed il collageno si rinnovano, però la prima è una proteina di lunga durata, ha una forma stabile, mentre il collageno ha una corta durata e si modifica durante tutta la sua vita(11). È il tessuto connettivo quello che riesce, attraverso la sua capacità elastica, a sopportare e organizzare l’azione delle ossa e dei muscoli(3,12). Il tessuto connettivo, questo sostegno naturale del corpo, deve restare in equilibrio. Non c’è una parte del corpo più importante di un'altra, tutte le aree sono ugualmente rilevanti tanto il bacino come un dito o l’unione cervico-dorsale. Solo così il corpo si può mantenere in equilibrio e funzionare in modo sano.
AZIONE PROTETTRICE DEL CORPO Senza dubbio dobbiamo ricordare che la fascia no è solamente presente nel sistema muscolare, essa in forma di ragnatela definisce i contorni, le dimensioni e le funzioni di ogni organo che avvolge ed in questo modo protegge anche il corpo. Le bande facciali a modi cintura sostengono il tessuto connettivo. Queste strutture sono indipendenti nella loro distribuzione anatomica del sistema muscolare, come anche nel suo funzionamento, per esempio, delle catene muscolari. Queste bande rappresentano strutture di connessione funzionale dove non esiste nel corpo una connessione anatomica diretta, per esempio, tra la fronte e la parte posteriore del corpo(3,6,9,11). In generale accettiamo l’esistenza di un sistema fasciale nell’apparato locomotore però… cosa succede per esempio nel sistema nervoso centrale?
DURAMADRE La duramadre che come l’ultima delle meningi avvolge l’encefalo ed il midollo spinale, rappresenta una struttura del tessuto connettivo e le reazioni alle restrizioni avvengono anche a questo livello, inoltre le limitazioni che si trovano in questo strato sono in stretta correlazione con quelle miofasciale di tutto il corpo e con il sistema craniosacrale (Fig.4).
LIQUIDO CEFALO-RACHIDEO (LCR) Una delle funzioni più importanti del sistema cranio-sacrale è la produzione e la distribuzione del liquido cefalo-rachideo. Il liquido è il mezzo nel quale si sviluppa, vive e funziona il cervello e il sistema nervoso centrale. Gli scambi nella distribuzione del LCR, specialmente se ci sono aumenti di pressione dello stesso, possono essere la causa dello scatenarsi di malattie(10,11). Una corretta pressione del liquido è dovuta a una armonia del ritmo cranio-sacrale, controllato attraverso la proliferazione intermittente di liquido, da parte delle cellule del plesso coronoideo. La sua pressione è controllata attraverso un meccanismo di proliferazione nei ventricoli cerebrali. Questo processo ritmico di fluttuazione del LCR genera un’onda che si espande ritmicamente nel cranio, nei suoi componenti soliti e tessuti molli, e si trasmette attraverso il sistema nervoso lungo tutto il corpo. Trai meccanismi di trasmissione di questa onda , il più importante è quello che si realizza attraverso la variazione di tensione della fascia. Questo impulso si trasmette lungo la colonna vertebrale arrivando fino al coccige e con ripercussioni immediate sul resto del corpo(10).
CONTROLLO DELLE EMOZIONI Accettando questa spiegazione dobbiamo andare più avanti. Il sistema nervoso centrale è incaricato anche, per ipotesi, del controllo delle nostre emozioni. C’è una connessione diretta tra il comportamento del sistema locomotore e le emozioni(3,2). Il tipico esempio , è la reazione al mezzo. Gli schemi di movimento non si devono nettamente agli impulsi di indole meccanica, la maggior parte sono dovuti ai cambi emozionali. Gli schemi di movimento sono l’espressione degli schemi della personalità e viceversa. Questi schemi ripetuti con una certa frequenza hanno la capacità di fissarsi e determinano successivamente nuovi schemi di movimento(2,3).
REAZIONI EMOZIONALI La paura, le preoccupazioni, la tristezza…ci obbligano a collocare il nostro corpo in una postura molto lontana dalla sua naturale. La ripetizione di determinati schemi e posture porta nel tempo alla sua fissazione sovraccaricando determinati tessuti e di conseguenza si generano disturbi e dolori cronici. Il corpo ha le sue reazioni di fronte a una situazione stressante e reagisce come un tutt’uno in modo totale e globale. Gli eventi emotivi e fisici stanno intimamente collegati al nostro corpo. Noi siamo abituati a percepire le emozioni in modo fisico ( Fig. 5).
RISPOSTA FISICA ALLE EMOZIONI La risposta fisica alle emozioni si realizza attraverso il tessuto connettivo(12). Possiamo considerare che la fascia è “il corpo delle emozioni”(1). Le emozioni viaggiano attraverso la rete della fascia(12). Il dolore prodotto per esempio da un colpo è un dolore di tipo fisico, però il dolore della nuca o della testa possono essere prodotti per un cambio di origine emozionale, senza coinvolgere direttamente la parte fisica, strutturale.
TRAUMI DEL SISTEMA FASCIALE Il corpo subisce traumi con molta frequenza. Queste lesioni producono alla base dei traumi estrinseci ed intrinseci (Fig.6). Nella maggior parte dei casi si tratta di microtraumi che si accumulano lentamente e gradualmente cambiano il comportamento meccanico della fascia, diminuendo la sua elasticità e le sue capacità di autodifesa. Di conseguenza di sviluppa uns tensione fasciale patologica che scatena dolori e la necessità di compensi (11,4,7,8). Quando parliamo di “trauma” non ci riferiamo solamente alla conseguenza di una caduta, a un colpo subito, o un incidente automobilistico, ma anche ai cambi posturali relazionati con le occupazioni giornaliere ed il progressivo processo di adattamento del corpo in funzione del menzionato squilibrio funzionale. Il processo dei cambi pos traumatici, da questo punto di vista, inizia nella maggior parte dei casi nel sistema fasciale. I sovraccarichi creati nel processo di compensazione producono danni alla fascia, e ciò si ripercuote in un corretto impaccio funzionale di altri sistemi(7,11,12). Le lesioni del sistema fasciale (retrazoini, aderenze, rotture) si possono produrre per tre motivi di base: 1. trauma del sistema fasciale - lesione diretta 2. sovraccarico del sistema fasciale (cronico o intermittente) – posture viziate sviluppate nel processo di compensazione o lesioni relazionate con stress ripetuti causati per irritazioni, compressioni e restrizioni del flusso sanguigno. Queste lesioni non si producono alla base di un incidente traumatico, sono però conseguenze di microtraumi ripetuti accumulati, molte volte senza che la persona se ne accorga. Un esempio di questo tipo di lesioni è la sindrome del tunnel carpale relazionato con i movimenti ripetuti e il posizionamento continuo del polso in estensione. 3. immobilizzazione prolungata , gesso, malattia cronica, chinesiofobia. Conseguenza di queste lesioni è una limitata capacità di movimento e un eccessivo avvicinamento tra le strutture del sistema fasciale in tutti i livelli della sua struttura. Il sistema fasciale perde in questo modo la elasticità e la flessibilità. Si inizia il processo di formazione di incrociamento tra le fibre di collageno. Il processo può iniziare tanto velocemente come dopo tre settimane di immobilità(7,11). È difficile spiegare una lesione del sistema fasciale e le conseguenze menzionate, pensando alla sua lesione in modo simile a come si può immaginare o capire una lesione del sistema strutturale. Molte volte troviamo una lesione che non si può analizzare a livello della fisiologia della meccanica del movimento articolare. Ugualmente l’applicazione dei procedimenti terapeutici diretti principalmente alla eliminazione del dolore (per esempio, realizzando diverse forme di terapia come le tecniche di stiramento, liberazione dei Trigger Point), otteniamo solamente dei risultati positivi parziali o temporanei. Questo processo di adattamento , alla base di u trauma o compenso post traumatico, cambia la forma del funzionamento muscolare. In condizioni normali, per realizzare un determinato movimento utilizziamo gruppi muscolari specifici. In questo modo si stabiliscono schemi di movimento caratteristici per ogni persona . Possiamo , per esempio, dal modo di camminare di una persona, riuscire a riconoscere un amico o un conoscente. Il trauma e i compensi conseguenti nel sistema fasciale cambiano la forma dei nostri schemi di movimento. Incominciamo ad agire in modo diverso: meno efficiente, meno precisa, con un maggior consumo di energia e con un progressivo sovraccarico in differenti segmenti dell’apparato locomotore. Questi cambi del nostro corpo sono difficili da rilevare dal paziente stesso o dal terapeuta che effettua una valutazione della persona, specialmente se la realizziamo osservando solo i test statici o testando solo un determinato segmento corporeo. Per esempio è facile apprezzare se la persona sta seduta in un modo scorretto. Senza dubbio è molto più complicato verificarlo quando la stessa persona è in movimento, quando si siede o si alza dalla sedia. Le piccle imperfezioni degli schemi di movimento, ripetute innumerevoli quantità di volte durante un anno, si sommano e con il tempo producono irreversibili e prematuri cambi che affettano principalmente il sistema locomotore. Questo comportamento affetta il giusto funzionamento corporeo diminuendo la sua capacità elastica ed il movimento del tessuto(11). Se troviamo dei cambiamenti in un determinato posto del corpo, possiamo supporre che la lesione originaria sia accaduta in un altro posto e l’azione terapeutica nel posto della disfunzione tenderà a una risposta immediata e correttrice in tutte le aree secondarie incluso il luogo nel quale si manifestano i sintomi. Le restrizioni in una regione determinata possono originare una riduzione nell’ampiezza del movimento in altre zone, incluse quelle più distali. La zona dove il paziente percepisce il dolore di solito è molto distante dal posto dei punti più sensibili. I punti ipersensibili rappresentano, generalmente, le aree di relativa fissità del sistema fasciale. Queste aree di ipertonia generano la formazione di bande di tensione che si estendono verso le strutture periferiche. Al muoversi perifericamente dal punto di lesione primaria in restrizione, la struttura fasciale del corpo trasmette queste forze senza nessun cambio di intensità verso la zona del corpo che forma una specie di intermezzo con l’influenza meccanica esterna. Il corpo in risposta crea zone di relativa fissazione. Come risultato si produce un eccesso di movimento nelle regioni del corpo che si estendono dal punto primario della disfunzione. Le forze eccessive dovute alla pressione del movimento ripetitivo contrario alla barriera di restrizione possono causare una infiammazione locale o dolore. L’aumento della deformità meccanica o dello stiramento dentro di questo tessuto può scatenare una liberazione dei mediatori chimici che producono dolore. In questo modo il dolore si manifesta, nel tessuto che sarà coinvolto nel processo, solo in un secondo momento. Di conseguenza siamo in presenza di un dolore riferito (12,11,5,8). Il movimento è una azione preventiva contro la formazione di retrazioni e aderenze. L’immobilità del tessuto connettivo, per le ragioni anteriormente menzionate, produce cambiamenti nella sua qualità. Questo deficit di movimento appropriato altera la lunghezza del tessuto connettivo che, di conseguenza, tende ad adattarsi alla distanza più corta trai suoi punti di inserzione. Lentamente questo comportamento porta con se la progressiva perdita della funzione e l’istallazione del dolore (12,11,6) ( Fig. 8). Il processo dei cambiamenti inizia con l’alterazione della quantità e qualità della sostanza fondamentale che si manifesta con la progressiva perdita di acqua specialmente nei piani interfasciali così come la diminuzione dei GAG. Questa riduzione porta con sé l’indurimento della sostanza fondamentale con la conseguente diminuzione della distanza critica tra le fibre di collageno, il che provoca la perdita della lubrificazione tra le fibre (1)( Fig.7). • per prima cosa si altera il libero scivolamento tra le fibre di collageno nei punti di incrocio fisiologico producendo frizioni patologiche. Queste frizioni nella interfase tra le fibre tende a produrre un eccesso di incrociamento aumentandosi in questo modo la densità del tessuto con la conseguente diminuzione della capacità di movimento. • Questo avvicinamento tra le fibre non è sufficiente per creare, in questo luogo, gli incroci patologici. Questi si formano tra le fibre già esistenti e le nuove fibrille recentemente sintetizzate. La incorporazione di questi nuovi incroci alla struttura collagene già esistente è ciò che principalmente limita la elasticità del collagene impedendo il movimento naturale tra le vecchie fibre. • In terzo luogo questa limitazione di movimento impedisce un corretto orientamento delle nuove fibre recentemente sintetizzate, ciò aumenta la quantità degli incrociamento patologici. Dobbiamo ricordare che l’orientamento adeguato delle fibre di collageno dipende dalla pressione e dal movimento adeguato. Come risultato tutta questa azione altera la plasticità e labilità della struttura del tessuto connettivo con la conseguente formazione di cordoni che induriscono il tessuto.
AZIONE DIFENSIVA DEL SISTEMA FASCIALE Così il corpo per azione difensiva del sistema fasciale, sviluppa uno schema di movimento nuovo, che mantiene questa asimmetria difensiva prodotta allo scopo di protezione contro il dolore (3,6,12). A secondo che il processo dolore-difesa duri un tempo prolungato, allora i cambi si sviluppano in un modo più fisso. Con il tempo si trasforma in abitudine. In generale, in questo processo si sviluppa l’accorciamento delle strutture che restano in disuso o utilizzate in modo limitato per l’azione di protezione. Questo compenso con il tempo produce un accorciamento e deviazioni permanenti. Il sistema fasciale accumula questo comportamento e con il tempo lo converte in proprio, a causa dei movimenti costanti e ripetitivi. Questa capacità di creare e realizzare le compensazioni significa la capacità del corpo di sopravvivere. Senza di essa sarebbe impossibile per esempio camminare con una distorsione di caviglia, usare la mano con dito mozzato, etc.
ORIGINE EMOZIONALE Per questa ragione qualunque azione terapeutica diretta esclusivamente alla parte fisica può risolvere solamente il problema in modo parziale, il quale però ha un origine emozionale. Solamente se abbiamo la completa chiarezza della situazione emozionale, possiamo agire in modo appropriato per curare (12,3,2). In tal modo la immagine del dolore e l’incapacità di origine fisica, si confondono con quella di origine emozionale, così le reazioni del corpo sono uguali: dolore e limitazione e incapacità funzionale. Per esempio, il dolore a livello dei trapezi è uguale è generato dalla stanchezza o per le preoccupazioni accumulate, come lo è quando si presenta dopo di una caduta traumatica.le sensazioni fisiche e le emozionali si presentano insieme e si influenzano tra loro. Così siamo arrivati al tema del trattamento. Con le terapie che non associano i due elementi anteriormente menzionati è difficile realizzare trattamenti effettivamente completi e duraturi (12).
TERAPIA MIOFASCIALE Le Terapie Miofasciale esplorano entrambi i campi. Il fisioterapista con movimenti delicati e precisi può determinare il luogo della lesione e condurre il corpo al movimento che lo porta alla cura. Questo processo coinvolge ugualmente sia le reazioni fisiche e sia quelle emozionali. È un processo complesso però in nessun momento traumatico. È un procedimento fisico che facilita la liberazione degli esiti di un trauma fisico e emotivo, effetto di lesioni anteriori. Come menzionato prima il corpo si trova in un movimento costante. La facilitazione del movimento miofasciale è essenziale in una terapia motoria moderna e all’avanguardia. A differenza di altre terapie che guidano gli atti del corpo, in questa , il terapista annulla la gravità e permette che i movimenti naturali del corpo abbiano il predominio fino a che accada la liberazione completa. Il sistema di motoneuroni crea una intercomunicazione con il sistema facciale che spiega i processi fisico- chimici che producono i miglioramenti strutturali ed emozionali osservati in questo importante procedimento. Però questo è un altro capitolo, di questo tanto esteso, innovativo e appassionante argomento.
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*Fisioterapista Director de la Escuela de Terapias Miofasciales Correspondencia: Apartado Postal N° 75 28200 San Lorenzo de El Escorial (Madrid), España
**Fisioterapista Responsabile IACES per l’Italia della Scuola di Terapia Miofasciale Per contatti e organizzazione di corsi e convegni: Ft Maurizio Casciotti e-mail: info@iacesitalia.it http/:www.iacesitalia.it fax +39-0523-610232
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