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Le lesioni dei muscoli ischiocrurali Articolo pubblicato il 06/04/2003
Con il termine ischiocrurali (hamstring in lingua inglese) si intendono i muscoli semimenbranoso, semitendinoso ed il bicipite femorale.
 
I primi due muscoli originano dalla tuberosità ischiatica e si dirigono medialmente verso il basso inserendosi sulla porzione mediale del condilo tibiale con una espansione fibrosa che rinforza l'angolo postero mediale della capsula articolare del ginocchio. Il bicipite femorale ha una doppia origine (il capo lungo dalla tuberosità ischiatica, il capo breve dalla linea aspra del femore) e una sola inserzione, laterale, a livello della testa del perone con espansioni per il collaterale laterale e per la capsula postero-laterale del ginocchio. Sono muscoli ricchi di fibre di tipo II coinvolti in attività ad elevata intensità e forza. Funzionalmente partecipano all'estensione dell'anca e alla flessione del ginocchio ed intervengono nelle rotazioni soprattutto di quest'ultimo. Sono muscoli bi-articolari che intervengono nella fissazione dell'estremità al suolo, in co-contrazione con altri gruppi muscolari per stabilizzare il ginocchio , come stabilizzatori per permettere movimenti finalistici della gamba. Dal momento che sono muscoli biarticolari le lesioni sono frequenti. Altra importante funzione che svolgono è quella di decellerare la gamba durante il cammino e la corsa attraverso un lavoro di tipo eccentrico (accorciamento muscolare in direzione opposta al movimento articolare). Il meccanismo traumatico può avvenire o per una forza eccessiva degli antagonisti (quadricipite) che agisce su flessori rilasciati o allungati determinando overstretching e lesione muscolare o perché una elongazione eccessiva determina una rapida e potente contrazione che causa lesione delle fibre muscolari e del connettivo. Cause predisponenti alle lesioni sono la scarsa flessibiltà, deficit di forza, sovraccarico, scarsa resistenza allo sforzo, insufficiente riscaldamento, inadeguato trattamento di una pregressa lesione. Esiste inoltre un rapporto ottimale tra forza degli ischiocrurali e forza del quadricipite che, anche se varia al variare della velocità con il quale viene calcolato, può essere preso come riferimento nel monitoraggio del recupero funzionale (50%/65% a 100°/sec). Nella fase acuta della lesione si consiglierà al paziente riposo, ghiaccio, elevazione e compressione muscolare, deambulazione con l'uso di due antibrachiali fino a quando il passo non sarà libero da dolore. Il recupero dell'articolarità sarà attivo e graduale e si associerà al rinforzo attivo solo quando il dolore lo consentirà. Verranno associate terapie antalgiche precoci quali laser e crioterapia, ipertermia una volta superata la fase acuta del trauma, eventualmente onde d'urto per migliorare la flessibilità tendinea durante l'esecuzione di esercizi di stretching avanzati. Il massaggio viene praticato solo prossimalmente e distalmente alla sede della lesione. Molto importante è l'attività aerobica che può essere inserita precocemente, se non comporta dolore, attraverso esercizi in acqua e corsa lenta sul tapis roulant o su terreni morbidi. Il rinforzo muscolare, determinante per un completo recupero, dovrà essere inserito in un secondo momento e prevedere un progressivo allenamento sia concentrico che eccentrico in catena aperta e in catena chiusa. Per la prevenzione degli infortuni l'allenamento alle alte velocità angolan di movimento nsulta di particolare importanza perché aumenta la flessibilità muscolare. Indispensabile risulta la valutazione chinesiologica che deve escludere la presenza di blocchi articolari dell'articolazione tibio-peroneale prossimale o dell'articolazione sacroiliaco, che se bloccate devono essere sottoposte a manipolazione. Il test isocinetico, accompagnato alla clinica (articolarità completa, flessione attiva senza dolore) permette di iniziare la fase del recupero sul terreno di gioco, quando la forza muscolare dei flessori dell'arto leso raggiunge valori superiori all'80% rispetto all'arto controlaterale. Progressivamente vengono collaudate attività via via più complesse fino a giungere ai balzi e al calcio della palla, attività queste che richiedono forza esplosiva, coordinazione ed elevata flessibilità, requisiti indispensabili per il ritorno allo sport. tempi di recupero variano in rapporto all'entità e alla sede di lesione. In particolare si devono programmare tempi di recupero più lunghi per le lesioni di Il grado del terzo prossimale del bicipite femorale, che difficilmente consentono la ripresa agonistica prima di due mesi dal trauma e che statisticamente presentano una maggiore incidenza di recidive.
(S. DELLA VILLA - G. NANNI -Isokinetic Centro di Riabilitazione per lo Sport, Bologna)
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