FisioBrain - Portale di Fisioterapia e Riabilitazione
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Osa essere diverso. In così tanti preferiscono essere ortodossi piuttosto che giusti.

Una metodologia perturbativa nella rieducazione del paziente afasico
Articolo pubblicato il 20/04/2006

Lina Del Corona
Dipartimento di Neuroscienze
U.O. Neuroriabilitazione
Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana
Abstract
 
XIII Congresso Società Italiana di Psicofisiologia
2-4 dicembre 2005
Marina di Carrara
 
RIABILITAZIONE DELLE FUNZIONI DI COMUNICAZIONE LINGUISTICA
 
Ogni contributo organico in riabilitazione deve necessariamente essere giustificato sia storicamente, in termini di evoluzione di pensiero, sia scientificamente, nel rapporto con altre discipline che con essa condividono alcuni aspetti dell’ oggetto di studio.
Le diverse argomentazioni sulle teorie del recupero ed il loro trasporsi in esercitazioni, che vengono mano a mano a costruirsi in fase teorica, rappresentano un elemento basilare di giudizio sulla validità delle acquisizioni nel campo.
In modo sempre più preciso ed articolato la riabilitazione, come scienza, ha creato un proprio autonomo impianto di regole, che costituiscono il suo status teorico, aperto circolarmente agli apporti delle scienze di base.
L’ aspetto più complesso, anche nel dare una interpretazione dei fenomeni sia fisiologici che patologici, è connesso con la natura stessa dell’ oggetto di studio : il comportamento umano, le sue alterazioni a seguito di eventi patologici, infine le modalità di programmare esperienze finalizzate al suo recupero di funzione.
Di fronte ad una qualsiasi patologia che interessi la comunicazione linguistica, vi è, di regola, il rapido instaurarsi di meccanismi di compenso, essenzialmente comportamentali, messi in atto per soddisfare la necessità di comunicare, che il mondo esterno avanza con urgenza.
In questa condizione, un soggetto non coinvolto in una specifica procedura riabilitativa, può sviluppare schemi di comportamento elementari, cioè privi di flessibilità al contesto e di adattabilità funzionale.
Nondimeno, anche un paziente sottoposto a programmi riabilitativi, se questi sono costituiti da contesti altrettanto rigidi e comunque lontani dalla imprevedibilità, estemporaneità e creatività immediata della lingua, potrà veder rallentare le potenzialità del suo recupero, e difficilmente riuscirà a parlare in modo disinvolto.
La riabilitazione dei disturbi linguistici perciò implica un fondamento teorico, una semeiotica interpretativa ed efficaci modalità correttive, in sintesi lo sviluppo di programmi terapeutici efficienti, adeguati alla patologia presente.
 
TEORIE INTERPRETATIVE NELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO
 
Due grandi correnti psicologiche, comportamentismo e cognitivismo, hanno influenzato l’ interpretazione della fenomenologia del comportamento e, per ciò che in questa sede è oggetto di studio, la nascita e lo sviluppo di differenti condotte terapeutiche nei disturbi della comunicazione linguistica.
Skinner afferma che per il comportamentismo il compito della psicologia è studiare i fatti direttamente osservabili, cioè gli stimoli che giungono all’ organismo e le risposte a questi stimoli, senza preoccuparsi delle elaborazioni non direttamente osservabili, che quest’ ultimo compie sia sugli stimoli in arrivo che sulle risposte in partenza.
Peraltro, come fa’ notare Parisi, “ anche quando i comportamentisti hanno cercato di fornire qualche modello di queste elaborazioni, non sono riusciti a fare altro che applicare, anche a ciò che avviene dentro l’ organismo, i concetti di stimolo-risposta”,acquisiti dalla neurofisiologia d’ indirizzo periferalista.
Tolman, staccandosi dalle precedenti tesi espresse dall’ associazionismo e soprattutto dal sistema pavloviano, afferma che la “ ricompensa” od il “ rinforzo” non costituiscono fattori decisivi nel processo di apprendimento.
Quest’ ultimo deriva invece dalla ripetizione della esecuzione di un determinato compito, che instaura un insieme di “ strutture segniche “ corrispondeni ad altrettante relazioni tra i dati esistenti nell’ ambiente e le esigenze dell’ organismo.
Quindi, “anche ciò che per i behavioristi si chiama apprendimento, non è altro che una derivata della quantità e della distribuzione degli stimoli prima percepiti”.( Leontjev, 1984 )
In questo contesto, i processi cognitivi sottostanti il comportamento vengono quasi totalmente ignorati, e qualsiasi considerazione sulla mente è bandita. Ma molti fattori portavano nel frattempo ad un cambiamento.
Nel 1960 Miller, Galanter e Pribram sviluppano in maniera approfondita l’ analogia di funzionamento fra la mente umana ed il computer. La classica unità di misura psicologica, rappresentata dalla coordinazione elementare stimolo-risposta, è sostituita con una nuova unità fondativa elementare, denominata TOTE ( test-operate-test-exit ) o piano di comportamento.
In questo piano, il soggetto conoscente interagisce con l’ ambiente circostante, verificando continuamente la congruenza tra il proprio progetto comportamentale e le condizioni oggettive esistenti.
La necessità di riscoprire il soggettivo, tipica del cognitivismo,si può riscontrare anche in Chomskj, indicato come il precursore della nuova psicologia. In linguistica, la sua grammatica generativa ha spostato il centro d’ interesse dal mero messaggio di comunicazione al soggetto-utente linguistico. Il linguaggio comincia cosi’ ad essere studiato come un vero e proprio processo cognitivo. Uno dei meriti fondamentali della teoria trasformazionale è quello, infatti, di aver elaborato il concetto di competenza linguistica come parte della mente e di aver, in linea di principio, abolito ogni demarcazione tra linguistica e psicologia.
Senza dubbio grande è il merito di Chomskj da un punto di vista interpretativo, ma il suo interesse è rimasto circoscritto ai problemi strettamente grammaticali.
La filosofia del linguaggio, con l’ elaborazione della teoria dei giochi di azione e degli atti linguistici, ha offerto un notevole contributo al superamento delle ipotesi generativo-trasformazionali, spostando la attenzione dalla “ eutatticità degli enunciati “ alla “ euprassia delle enunciazioni “. Ha inoltre rivalutato l’ elemento essenziale della concezione linguistica di  Humboldt, che è la chiara comprensione del rapporto dialettico tra sociale ed individuale nell’ attività verbale. Per Humboldt, infatti, il linguaggio è un anello di collegamento tra la società e l’ uomo, la forma del linguaggio è per sua natura sociale.
Tra i vari indirizzi della psicologia analitica merita un’ attenzione particolare l’ analisi del linguaggio comune. Questa corrente sostiene che l’ oggetto principale dell’ opera di analisi deve essere costituito non dal linguaggi artificiali o regimentati, bensi’ dal linguaggio quale si presenta nell’ esperienza di ogni giorno.
Ad esempio, in accordo con Wittgenstein, il linguaggio non è che un insieme di pratiche particolari, di giochi linguistici, disciplinati da regole diverse e non date una volta per tutte, ma suscettibili di innovazione. In questa corrente invece Austin contribuisce alle ricerche concernenti la lingua definendo gli atti che si compiono “ nel parlare e col parlare “. Il linguaggio viene visto dunque come un gioco regolato con caratteristiche di azione.
Ulteriori contributi vengono portati anche dagli psicolinguisti, per i quali il linguaggio cosi’ come il movimento altro non è che una delle possibili espressioni del comportamento umano.
 
PER UNA DEFINIZIONE DI AZIONE
 
Molte sono state le definizioni del concetto di azione.
Autori come Castelfranchi e Parisi concepiscono l’ azione come una attività guidata da scopi e con riferimento alle azioni linguistiche…….” produrre una frase per comunicare è compiere un’azione che, come tutte le azioni, è governata da uno scopo “.
Altri considerano primaria la presenza o meno di intenzionalità che se la poniamo in riferimento all’ azione può essere usata come “ senso di agire consciamente “, ma si può anche intendere nel senso di “ agire con un fine “.
Interessante la definizione di Luhmann : l’ attività dell’ organismo intende arrivare ad un cambiamento nella sua relazione con l’ organismo destinatario dell’ azione e sceglie un atto linguistico che ritiene essere un mezzo per raggiungere il fine proposto.
Una definizione di azione che può essere utilizzata a fini riabilitativi, è quella coniata da Max Weber……agire indica un comportamento umano in quanto colui che agisce annette ad esso un senso soggettivo, ma è necessario approfondire il concetto di senso soggettivo.
L’ elemento che definisce il senso soggettivo dell’ azione, sia essa linguistica che motoria, è stato identificato con l’ aspetto autoinformativo “ scopo principale della programmazione di un atto è quello di far giungere determinate informazioni al S.N.C. di chi agisce.
In altri termini, sia la struttura interna dell’ azione ( i processi attivati ) sia quella esterna ( lo svolgersi del fenomeno ), sono elaborate sulla base delle informazioni che il S.N.C. ha necessità di ricevere e che prevede di ricevere in seguito e a motivo dell’ esecuzione di quella stessa azione nei diversi contesti.
Nel caso dell’ azione-linguaggio, il risultato finale autoinformativo può essere ottenuto solo se la sequenza elaborata dal parlante viene decodificata dal S.N.C. dell’ ascoltatore.
Questa necessità di tener conto dell’ ascoltatore impone la previsione di caratteristiche relative ad es. alle conoscenze di “questo” e dei mezzi connessi alla sequenza linguistica che guidano i suoi processi cognitivi.
Questo modo di vedere l’ azione permette di interpretare i tre atti parziali di Austin in maniera più completa.
Li definisce uno locutivo, uno illocutivo ed il terzo perlocutivo. Introduce più precisamente la teoria dell’ aspetto illocutorio del linguaggio per cui dire qualcosa è fare qualcosa. Distingue questo aspetto da quello locutorio……..grosso modo la formazione in quanto dotata di significato e da quello perlocutorio……l’ effetto di una enunciazione su i suoi interlocutori.
La corrispondenza tra linguaggio e azione è stata successivamente ripresa da Schmidt che rifacendosi a Wittgenstein, sostiene che questa si realizza in complesse storie comunicative che lui chiama “giochi di azione comunicativi “ intesi come insieme di regole che permettono l’ atto linguistico. L aspetto comunicativo della lingua non può, però, essere  scisso da quello istruzionale e testuale.
Secondo Weinrich, oggetto della linguistica sono gli atti di comunicazione concreti, mentre i segni che il parlante trasmette al destinatario sono istruzioni che guidano quest’ ultimo sia al processo di corretta decodificazione all’ interno del testo, sia nel suo comportamento linguistico e comunicativo nei confronti dell’ambiente esterno. Infatti, affinchè la comunicazione sia soddisfatta, è necessario che il destinatario possa seguire le istruzioni del mittente: esse possono essere considerate come una procedura di scelta di determinati processi cognitivi da parte del S.N.C. che necessariamente devono essere attivati sia sul versante della comprensione che su quello della produzione tutte le volte che “questo” si trova in condizione di intervenire, ossia agire linguisticamente, utilizzando certi processi piuttosto che altri.
 
L’ ESERCIZIO TERAPEUTICO NELLA RIEDUCAZIONE DEL PAZIENTE AFASICO
 
Da queste assunzioni deriva come conseguenza anche una diversa considerazione delle alterazioni che conducono ai deficit linguistici del paziente afasico e una diversa ottica di ricerca di condotte terapeutiche.
L’ esercitazione riabilitativa deve, infatti, esssere vista come un gioco comunicativo tra terapista e paziente, in cui il terapista, facendo ricorso alle regole del gioco, espone l’ altro a situazioni linguistiche ed extralinguistiche tali da costringerlo all’ attivazione di determinate regole in maniera significativa ai fini del recupero. (Perfetti, Del Corona, Moriani, Prescimone )
Di contenuto fortemente innovativo è anche il rapporto, dialettico, che viene ad instaurarsi tra valutazione e trattamento in campo afasiologico.
I test valutativi proposti fino a quel momento non rivestivano molto significato per chi, come il riabilitatore, ha lo scopo di guidare il paziente all’ acquisizione e all’ uso di elementi linguistici in funzione comunicativa. L’ esame valutativo diventa ora veramente utile solo se permette di ottenere informazioni che siano funzionali alla programmazione del trattamento.
Se con il test emergevano disturbi di denominazione, erano previsti esercizi di denominazione, se invece si era in presenza di disturbi dell’ articolazione dei suoni del linguaggio, l’ esercitazione si basava sulla richiesta di articolazione di fonemi e cosi’ via.
In questa nuova ottica, non saranno più utilizzati esercizi di ripetizione o attivazione automatica di determinati elementi della lingua che, se isolati, non rivestono alcun significato comunicativo.
Al contrario saranno propostiesercizi che mirano all’ attivazione volontaria ed al controllo di performance linguistiche corrette e significative, rispetto alla loro progettualità e finalità.
L’ obiettivo ultimo, ma estremamente complesso da raggiungere, è l’ automatizzazione della variabilità nella combinazione delle regole della lingua nei diversi contesti che non si possono prevedere e che soprattutto non si possono insegnare. L’ emittente, infatti, prima di produrre un testo, sa’ di che cosa vuole parlare e con quali elementi linguistici comincerà, ma non è sicuramente attento al modo con cui nel seguito parlerà. Non è neppure necessario che sappia in anticipo come in dettaglio concluderà, ma sa’ comunque dove il discorso andrà a finire, cioè a che scopo in definitiva sta’ enunciando il testo.
 
IL LINGUAGGIO SCORRETTO
 
( una metodologia perturbativa nella rieducazione dei disturbi del linguaggio )
 
il livello simbolico di Bernstein si può immaginare come  l’astrattismo di Kandinskj……..è qualcosa di superiore rispetto ad un dipinto su copia. In momenti critici il pittore può non riuscire a dipingere o dipinge male solo perché è in uno stato di disordine, ma non perché non conosce più le regole o i giochi pittorici per poterlo creare, si è semplicemente disconnesso il collegamento tra l’ ordine superiore e l’ aspetto strumentale.
 
Durante un’ intervista ad un paziente, una parola pronunciata casualmente dal terapista in modo fonologicamente errato, ( gaffè anziché caffè ) portò di rimando alla correzione immediata, come per automatismo, da parte dell’ intervistato. Iniziò cosi la sperimentazione sistematica su un certo numero di pazienti.
Soggetti afasici, tipologicamente diversi, venivano sottoposti ad esercitazioni in cui il linguaggio utilizzato, appositamente scorretto, corrispondeva ai deficit linguistici che essi presentavano.
Condotte terapeutiche che si possono definire perturbative, sempre più specificamente mirate ai deficit presenti, conducevano, in tempi decisamente brevi ad un aggiustamento automatico del sistema-lingua.
Questa nuova metodologia, inoltre, migliorava il rapporto tra terapista e paziente diventando  un momento non più scolastico, In questa rieducazione perturbativa non si insegnano le regole del linguaggio, ma si agisce sull’ orientamento dell’ attenzione verso il senso, attraverso un apparente strano linguaggio.ma curioso e stimolante.
In questa rieducazione perturbativa non si insegnano le regole del linguaggio, ma si agisce sull’ orientamento dell’ attenzione verso il senso, attraverso un apparente strano linguaggio.
La raccolta dei risultati delle prestazioni linguistiche del gruppo dei soggetti sottoposti a questa sperimentazione, ha permesso di passare dal campo delle ipotesi alle procedure concrete di trattamento riabilitativo.
Le modalità con cui si agisce sulla profondità del senso variano, dipendendo dalla tipologia della lesione, quindi variano anche i contesti terapeutici, che in realtà rappresentano la fotografia, l’icona della struttura superficiale della lingua in attività, in atto nella sua dinamica. Il senso della lingua ne costituisce invece la struttura profonda, qualcosa di semantico e quindi di categoriale, di astratto, di simbolico.
Nella norma il processo motorio linguistico rappresenta una coordinazione particolare che si svolge nel livello delle cosidette azioni oggettuali. ( 1 )
Le funzioni motorie linguistiche pertanto presentano il carattere topologico o di schema con cui sono costruite le coordinazioni motorie di questo livello. ( Bernstein, 1947 )
Esiste, in alcune fasi precoci dello sviluppo ontogenetico, un solido legame tra la capacità di articolare i suoni e gli oggetti, nei contesti in cui si verifica la denominazione linguistica di un oggetto concreto. La comparsa di forme semantiche più altamente organizzate- ad esempio i verbi, i numerali, le congiunzioni e cosi’ di seguito- e di forme grammaticali superiori- la declinazione, la coniugazione, la costruzione sintattica del linguaggio- presuppone invece un livello di costruzione situato “più in alto,”essenzialmente simbolico : nel livello oggettuale non vi sono né vi possono essere i motivi per la loro genesi.
Le coordinazioni del linguaggio appartengono a livelli di costruzione simbolici, dove il ruolo di direzione e guida è svolto dallo schema mnesico, dal compito od intenzione astratti, come nel caso dell’esecuzione musicale, artistica, coreografica
 
1)  Una azione prassica oggettuale, in pratica un piano di attività comportamentale, rappresenta lo insieme dei singoli movimenti costitutivi, che in complesso risolvono un determinato compito di senso. In queste azioni a catena, servono da legame fra i movimenti singoli, motivi di senso, che non si riducono a semplici spostamenti di oggetti nello spazio od al superamento di forze. Questi ultimi avvengonoinvece nei movimenti che trovano nel campo spziale esterno ( livello dei movimenti del campo spaziale ) i motivi per la loro genesi ed il loro livello guida, che è per sua natura il regno della precisione spaziale e della metrica, non già dello schema topologico.
 
In tal modo, il controllo del linguaggio, dal momento in cui esso passa dal livello delle azioni in un più elevato livello simbolico, per niente affatto si limita al concatenare forme linguistiche disponibili di fatto od in potenza nel livello delle azioni oggettuali, bensi’ crea in quest’ ultimo livello forme nuove, sia semantiche che grammaticali, forme pienamente legate per coordinazione motoria al livello delle azioni oggettuali, ma in quanto a genesi  ad esso completamente estranee.
Le coordinazioni motorie della lingua appartenenti al livello delle azioni, con fondi tecnici dei livelli sottostanti, rappresentano forme e combinazioni motorie che non potrebbero sorgere nei propri livelli di base di per sé stessi, senza una guida direttiva dall’ alto. Quando incontriamo il linguaggio di connessione di senso o significato, il processo motorio linguistico appare in un ruolo di servizio o subordinato, in un decorrere non cosciente od automatico. ( 2 )
Ora l’ afasia non è un’ asimbolia, il senso della lingua è conservato, la lesione non è nella sua profondità, ma nel modo di correlarsi alle modalità con cui la lingua si esteriorizza, si estrinseca superficialmente.
Con il cosidetto linguaggio scorretto non si agisce solo sulla struttura periferica della lingua con esercizi di impostazione di fonemi, con schemi stereotipati di costruzione di parole, ma si agisce attraverso la periferia sulla struttura sottostante, rappresentata dalla profondità del senso.
Con il linguaggio scorretto si agisce sulla struttura profonda, usando quella superficiale, recuperando i legami della struttura della lingua, le regole che articolano i vari nuclei del linguaggio, richiamando per ecforia le loro connessioni.
L’ evento lesionale non cancella infatti la conoscenza automatica del linguaggio, ma altera il collegamento dei diversi nuclei della lingua, come è mostrato dal recupero di collegamento di automatismi nelle correzioni immediate dei pazienti durante il training terapeutico.
 
2 ) Nella concezione qui esposta, ( Bernstein, 1947) l’automatizzazione è il passaggio delle Svariate componenti dell’atto motorio in livelli di realizzazione “posti piu’ in basso “il che e’ dovuto al passaggio di queste componenti ad altre correzioni sensoriali, che usualmente decorrono“ fuori“ del livello della coscienza. La deautomatizzazione puo’ essere dovuta alla perdita dei meccanismi di collegamento che rendono possibile il richiamo delle componenti automatizzate da parte del livello di direzione. (ecforia)
 
L'INTERVISTA
 
Il contesto di analisi e successiva interpretazione delle prestazioni linguistiche dei soggetti afasici deve necessariamente seguire le stesse procedure della comunicazione nel suo svolgersi.
Una tipologia di valutazione più naturale nella sua dinamica può rappresentare un momento significativo nella riabilitazione e recupero dei disturbi del linguaggio.
Nella comunicazione, infatti, la capacità di produrre espressioni e di intenderle non possono essere separate. Produzione e comprensione compaiono insieme nella sua realizzazione, poiché in una è contenuto un momento dell’ altra.
Il dialogo è espressione di una continuità di senso, ha delle regole peculiari, ( anticipazioni-aspettative ) che costituiscono il fondamento della comunicazione linguistica e come tale deve essere l’ oggetto di analisi e recupero funzionale.
A tale scopo, il primo momento è rappresentato dalla registrazione di una intervista in una normale conversazione il cui tema è stato preventimamente stabilito. All’ interno di questo gioco dialogico viene usato sia il linguaggio corretto che quello “ scorretto, “ inserendo perturbazioni di varia natura. La capacità da parte del paziente di utilizzare in modo automatico le diverse manipolazioni perturbative per correggere i propri errori, sarà determinante per la scelta del programma riabilitativo.
Questo strano linguaggio parlato, in un primo momento, potrà suscitare curiosità, sorpresa o indifferenza, ma poco dopo diventerà di assoluta normalità.
Le prove successive avranno la funzione di mettere a fuoco, fermo restando il contesto all’ interno del quale si svolgeranno, la tipologia del deficit e delle perturbazioni da inserire nel programma riabilitativo.
Sono riferite alla contemporanea e variabile comprensione e produzione di parole, frasi semplici e complesse, ripetizione di sequenze linguistiche semplici e complesse con diversa interferenza perturbativa, scambio di informazioni relative ad eventi, sintesi di brani perturbati.
La lettura, la scrittura ed il calcolo seguiranno le stesse procedure.
L’ efficacia del training perturbativo riabilitativo, nei tempi di recupero dei disordini del linguaggio, è possibile riscontrarla proponendo unaeconda registrazione già dopo cica trenta giorni dalla prima. In questo caso sarà utilizzato di base il linguaggio corretto e le perturbazioni entreranno in gioco solo in presenza degli errori linguistici che di volta in volta emergono.
Questo permetterà di stabilire la continuità della tipologia delle esercitazioni terapeutiche sino a quel momento programmate e, o, a fornire informazioni sul cambiamento del loro livello ( primo, secondo o terzo ) di scelta.
L’ intervista rappresenterà l’ unico strumento reale di controllo delle performance del paziente data la sua totale completezza di analisi linguistica.
 
Es :
 
T :    buongiorno, lei è il sig. Rossi ?
P :   buongiorno,si
T :   vedo che è ciovane, ha quarandasei anni, vero ?
P :   ho quarantasei,sono giovane………non lo so
T :   è sposato, figli ha ?
P :   due figli, ……..una è una bastra, una bastrena, una mastra….
T :   una baestra ?
P :   si, una maestra
T :   mi saprebbe dire cosa c’ è nella sua camera?
P :   un coso, la porta, poi un rattezzo, no, un tarrezzo…..
T :   un derrazzo intorno, forse….
P :   si, un terrazzo intorno.
 
IL TRAINING PERTURBATIVO RIABILITATIVO
 
La tipicità di questo nuovo approccio terapeutico dei disturbi del linguaggio nei soggetti afasici, porta necessariamente all’ evidenza di un naturale ed automatico accorgimento comportamentale.
 
IL GIOCO DELLE CARTE
 
Il gioco delle carte è particolarmente indicato nella prima fase del trattamento.
E’ costituito da più mazzi di carte corrispondenti ad oggetti, azioni semplici, simili, diversificate, più complesse, ecct, dentro ad una scatola con annesso un mini-book di illustrazione al gioco.
Nel suo svolgersi tiene conto delle capacità autocorrettive del paziente difronte alle varie perturbazioni ( fonologiche, morfo-sintattiche, lessicali, semantiche, testuali ) durante un susseguirsi concatenato ed armonico di scelte.
Si parte da un minimo di due carte a testa ad un massimo di sei ed il gioco viene condotto, in base alla compromissione linguistica, da entrambi o solo dal terapista.
 
La “ perturbazione fonologica “
 
T  :  io ho un gane ed una manana e lei ha una benna ed una tonna
T  :  io le do’ il gane e prendo la benna, ora invece prendo la tonna e le do’ la banana, quindi io ora ho la benna e la donna e lei ha la manana e il tane
 
Il paziente, anche se molto grave, si lascia condurre ed ascolta interessato, e si prosegue…..
 
T  :  ora, se io le do’ la penna, lei mi dà la manana ?
P  :  come, la banana ?
T  :  si, la banana,o………
T  :  se io invece le do’ la tonna, lei cosa mi dà, il gane o la banana?
P  :  il cane, e prendo la donna.
 
La perturbazione morfologica
 
T  :  se lei mi dà la cane, io le do’ il penna…
P  :  ora le do’ le donna e lei mi dà il banana o………ecc
 
La tipologia perturbativa da inserire nel gioco corrisponderà, di fatto, alla tipologia della disfunzione linguistica.
 
Il gioco potrà dirsi efficacemente concluso (in un tempo variabile da soggetto a soggetto) quando, rimescolate  le carte, dal mazzo ognuno pescherà una carta ed il paziente riuscirà in modo sicuro e veloce a descriverne il contenuto.
 
I QUADERNI RIABILITATIVI
 
L’elaborazione dei vari quaderni riabilitativi è nata dall’ esigenza di fornire al paziente afasico uno strumento “ particolare “ per potersi allenare in qualsiasi momento nel rispetto del programma prestabilito.
L’allenamento linguistico perturbativo rappresenta, a differenza delle metodiche tradizionali, un modo nuovo di fare riabilitazione : curioso, stimolante e sorprendentemente veloce nei tempi di recupero.
Ogni quaderno comprende 50 possibili esercitazioni che possono essere di primo, secondo e terzo livello in termini di difficoltà di esecuzione.
Il passaggio tra i diversi livelli è strettamente legato alla disinvoltura raggiunta dal paziente afasico nella lettura delle frasi.
 
TRAINING PERTURBATIVO RIABILITATIVO
 
ESRCITAZIONI TERAPEUTICHE PERTURBATIVE
 
di
 
primo secondo terzo livello
 
Un modo nuovo di fare riabilitazione
 
I  QUADERNI  RIABILITATIVI
 
La Perturbazione nel processo di recupero dei disturbi del linguaggio
 
CORREGGI,  RIORDINA,  COMBINA, ABBINA, SOSTITUISCI, ANAGRAMMA, INVERTI, RISOLVI, DOMANDA, INVENTA
 
LE STRANEZZE, LE ASSURDITA’, LE COMPATIBILTA’, IL GIOCO DEGLI INDIZI
 
e…………………………………………..tanti altri!
 
INTRODUZIONE
 
La tipicità di questo nuovo approccio terapeutico dei disturbi del linguaggio nei pazienti afasici, porta necessariamente all’ evidenza di un naturale ed automatico accorgimento comportamentale.
 
MODALITA’ DI SVOLGIMENTO
  1. Il paziente viene inizialmente informato che le esercitazioni terapeutiche qui’ presenti sono diversamente “ scorrette “.
  2. Viene invitato a leggere  mentalmente una di queste per “captare“ il senso ed a rileggerla corretta subito dopo.
  3. Il paziente attiva, nell’ immediato, il meccanismo di correzione automatica delle frasi che seguono.
Gli esercizi sono suddivisi in livelli , dal primo al terzo, rispetto alla loro difficoltà.
Il passaggio tra i vari livelli è strettamente legato  alla disinvoltura raggiunta dal paziente nella lettura delle frasi.
 
QUADERNO RIABILITATIVO
 
CORREGGI
 
Attento, c’è qualcosa che non torna!
Leggi una prima volta così come è scritto, correggi, continua a correggere da subito
 
Per motivi di illustrazione le perturbazioni di diversa natura sono insieme
 
Es:
 
Il gavallo
 
Un adello
 
Mianco è il mio bigghiere
 
E’ la mia fratella!
 
I miei capelle cadono, ma……
 
Ieri mangio un gelato
 
Tua sorello piange
 
Se tu verresti, sarei felice
 
Mentre hai correndo, sei caduto.
 
Chi c’ era a pranzo ?.......il pollo
 
QUADERNO RIABILITATIVO
 
RIORDINA
 
Attento! Queste frasi sono in disordine, leggi la prima e  rimettila nel  giusto  ordine  guidato dal significato.
 
Es :
 
La  mangia  donna
 
Calda  la  è  coperta
 
Chi  con  parlo ?
 
Ciao,  stai  come ?
 
Rossi  sono  capelli  tuoi  i
 
Vieni  quando,  pomeriggio  nel ?
 
Nel  stelle  ci  cielo  le  sono
 
Non  né  né  ho  matite  io  fogli
 
A  palla  di  casa  gioca  suo  con  fratello  cortile  nel
 
Sette  sete  sette  e  e  di  bottiglie  tutti  cocacola  avevamo comprammo
 
MINI – TAPES
 
Cassette audio preregistrate
 
Su invito del terapista, ogni paziente, già dai primissimi momenti, viene dotato di un registratore tascabile che renda accessibile l’ ascolto delle cassette.
Le esercitazioni perturbative con tale modalità hanno  la funzione di istruire il S.N.C. ad attivare, da subito, rapidi meccanismi di ripristino delle alterazioni linguistiche al momento presenti, sempre guidati dal senso o significato sottostante.
Le stesse cassette, soprattutto in presenza di disordini della lettura e-o scrittura, rappresentano il training ideale di sostituzione ai quaderni che entreranno in gioco in una fase.
Nel passaggio da un esercizio all’ altro, saranno presenti adeguate pause per favorirne la correzione.
 
T.  P.  R.
 
Training  Perturbativo  Riabilitativo al  computer
 
Il programma, attualmente in fase di sviluppo, rappresenta uno strumento riabilitativo alternativo e dinamico per soggetti con problematiche cognitive.
Può essere utilizzato sia in ambito terapeutico sotto la guida del terapista, sia direttamente dal paziente sotto forma di allenamento progressivo delle sue prestazioni.
Le esercitazioni perturbative sono strettamente correlate alla tipologia dei deficit cognitivi presenti e sono suddivise in moduli per complessità e lunghezza.
 
Es :
 
RIORDINA
 
NON              MERENDA            FATTO       HO
 
 
RICOMINCIA                                     CONTINUA
 
IL paziente è invitato a riordinare la frase proposta cliccando sui vari pulsanti nel minor tempo possibile.
Le risposte corrette od errate sono accompagnate da target sonori diversi. I tentativi a sua disposizione sono tre per poi passare all’ esercizio successivo.
 
CORREGGI  CON  ANAGRAMMA
 
VIAGGEREMO  IN  NOTRE
 
………………………………………………………………………………………………………
 
LA  NANNO  HA  FATTO  UNA  TARTO
 
………………………………………………………………………………………………………
 
LE  TIRPATE  INIZIANO  ALLE  18
 
………………………………………………………………………………………………………
 
CORRI  A  SACA,  E’  ORA  DI  NACE
 
………………………………………………………………………………………………………
 
In questo caso al paziente è richiesto di riscrivere le frasi in modo corretto nel minor tempo possibile. Ogni risposta è seguita da un rinforzo positivo o negativo : segnale acustico di diversa intensità.
 
Il software è stato realizzato in collaborazione con I.G.R. Network Solution via De Chirico, 11-Strada provinciale della Fila-56037-Peccioli ( Pisa ) URL: http://www.igrnet.com
 
INVERTI
 
LUCA  E’ AFFETTUOSO, MENTRE IL GATTO E’ SPORTIVO
 
………………………………………………………………………………………………………
 
I PRATI FURONO SORPRESI ED I MIEI AMICI SARANNO VERDEGGIANTI
 
………………………………………………………………………………………………………
 
LE  ASSURDITA’
 
L’uomo, dubbioso, si accarezzava la pizza
 
………………………………………………………………………………………………………
 
La  barca  è  legata  al  boa
 
………………………………………………………………………………………………………
 
 
 
COS’ E’  LA  COSA
 
Una  cosa  nera,  ruvida,  pesante
 
………………………………………………………………………………………………………
 
Anche queste e le altre esercitazioni si articolano su tre livelli e vale la stessa modalità di svolgimento.
Il paziente può scegliere una o più tipologie di training riabilitativo relazionate alle sue potenzialità.
          
CONCLUSIONI
 
L’ aspetto variegato, la velocità del recupero e la vivacità della partecipazione, rappresentano le caratteristiche basilari di questa nuova metodologia di rieducazione dei soggetti afasici.
Essa inoltre offre spunti di vitale importanza per chi si occupa di tali problematiche: la creatività, la gratificazione, l’ autostima.
  
Bibliografia
Skinner B.  Scienza e comportamento,  Angeli, Milano, 1971.
Parisi D. “Il linguaggio come processo cognitivo“. Boringhieri, Torino, 1972.
Leontiev ALa psicolinguistica . Editori Riuniti, Roma, 1984.
Miller, Galanter, Pribram “ Piani e strutture del comportamento “.Franco Angeli editore, Milano, 1976.
Chomsky, N.A. (1965), cit. in Berretta, 1978.
Austin, J.L. Come agire con le parole in “ Gli atti linguistici “ M. Sbisà op. cit. 1978.
Weber Max. Economia e società. Comunità Milano, 1961.
Schmidt S.J. Teoria del testo. Il Mulino, Bologna, 1982.
Weinrich Harald “ Sprache in texten, Stoccarda, 1976.
Perfetti C. La rieducazione dell’ afasico: ipotesi per un sistema funzionale della comunicazione linguistica, Riab. e app. anno 4 n.1 1984.
Bernstein N. A.  Sulla costruzione die movimenti. Medizd, Mosca, 1947 (in russo).   
 
 
Lina Del Corona
Fisioterapista
 
In servizio dal 1976 al 1986 presso U.O. di Riabilitazione Ospedale V. Putti (Calambrone, Pisa). Direttore prof. C. Perfetti.
Incarico di insegnamento dalla Regione Toscana presso la scuola per Terapisti della Riabilitazione e del Linguaggio dal 1978/79 al 1985/86 di “Alterazioni del sistema funzionale della comunicazione linguistica“ e “Metodologie di rieducazione dei disturbi del linguaggio“.
 
Relatrice di Tesi di Diploma:
 
“ Il cammino del pensiero al linguaggio “
“ L’ afasia motoria transcorticale: problemi di inquadramento nosografico “
“ La rieducazione linguistica dell’ afasico “
“ Comportamento, azione, linguaggio “
“ L’ interazione verbale e procedure di adattabilità nel paziente afasico “
“ Le variabili contestuali nella comunicazione verbale: problematiche riabilitative “
 
Coautrice e pubblicazione del libro “ L’ esercizio terapeutico nella rieducazione del paziente afasico “( C. Perfetti, L.Del Corona, P. Moriani, A. Pieroni. A. Prescimone ) Marrapese Editore.
 
Partecipazione a Corsi e Convegni come relatrice con il prof.Perfetti su: La Valutazione funzionale al trattamento nella riabilitazione dei pazienti afasici.
 
Attualmente in servizio presso:
 
Dipartimento Neuroscienze
U.o. Neuroriabilitazione
Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana
Prof. B. Rossi
sede: Ospedale Cisanello
Pisa
 
Laboratorio di Neuropsicologia
 
Tel. 050/995430-996741
 
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