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Osa essere diverso. In così tanti preferiscono essere ortodossi piuttosto che giusti.

Trattamento e prevenzione della lombalgia dell'atleta con la rieducazione posturale globale
Articolo pubblicato il 12/02/2006

Al fine di comprendere meglio i fattori predisponenti la lombalgia dell’ atleta è necessario operare una distinzione, ponendo da un lato soggetti che hanno una colonna lombare normale, e allora la lombalgia sarà causata dalla pratica (gestualità) sportiva; vi rientrano pure i disturbi da sovraccarico dell’ articolazione sacro-iliaca che costituiscono i 2/3 della totalità; dall’ altro soggetti che presentano alterazioni congenite (per es. sacralizzazione) e/o acquisite (per es. discopatia) e per queste persone la lombalgia insorgerà più facilmente, specie se il gesto atletico sollecita una struttura anomala.
Con la Rieducazione Posturale Globale cerchiamo di eliminare le conseguenze meccaniche che sempre si accompagnano ad una lombalgia, sia essa acuta o cronica. Come può succedere per esempio nel caso di una accentuazione di curva lombare (iperlordosi), o di inversione della stessa; in entrambi i casi, infatti, tentiamo di ricondurre la morfologia dell’ atleta verso un atteggiamento posturale fisiologico. 
Per conseguenze meccaniche intendiamo tutte quelle modificazioni dell’ assetto morfologico e posturale della regione colpita e di tutte le altre regioni che si portano, per esempio, in atteggiamento antalgico; si tratta quindi di compensi, che possono presentarsi, come in questo caso, come conseguenza ad un evento algico (per esempio la lombalgia), o possono essere essi stessi causa di una condizione dolorosa: immaginiamo per esempio che  a causa di una rachialgia dorsale si realizzi un compenso che ci obbliga a mantenere l’ elevazione di una spalla, nel tempo questa posizione manifesterà a sua volta una sintomatologia dolorosa a carico della regione cervicale.
In definitiva i compensi sono la ricerca automatica di una soluzione antalgica da parte di quei muscoli antigravitari con chiara vocazione posturale; essi infatti sono chiamati ad un duplice ruolo: quello appunto di mantenere la posizione ed in più di intervenire, naturalmente, nella generazione del movimento e quindi in special modo nella pratica sportiva.
Ne consegue che essi sono sempre assoggettati ad una attività contrattile continua, per cui la loro fisiopatologia sarà inevitabilmente l’ ipertonia e la retrazione che nel tempo determinerà quelle che noi definiamo “disfunzioni”, quelle condizioni cioè dove a causa di uno squilibrio di tensione muscolare si crea una alterazione dei rapporti articolari con modificazione degli assi determinando una riduzione dell’ economia dei movimenti specifici e quindi della performance.
Dovendo essere necessariamente causale, il trattamento riabilitativo dovrà privilegiare il lavoro muscolare attivo in allungamento attraverso la contrazione isotonica eccentrica, realizzando cosi, attraverso il coinvolgimento dei recettori muscolo-articolari, un metodo propriocettivo di inibizione.
Esso avrà così un effetto riflesso sulla componente contrattile, con la realizzazione del riflesso miotatico inverso, ed un effetto meccanico (“fluage”) sulla componente connettivale attraverso il semplice allontanamento delle inserzioni muscolari.
E’ stato infatti descritto un effetto di miofibrillogenesi a livello della giunzione mio-tendinea nei muscoli sottoposti a questo tipo di lavoro eccentrico. Si ottiene inoltre un miglioramento della capacità contrattile dei gruppi muscolari per un effetto trofico che interessa la placca motrice nella giunzione presinaptica e postsinaptica grazie ad un aumento dei recettori dell’ aceticolina.
Uno dei principi cui obbedisce la R.P.G. è quello della globalità, una globalità ovviamente relativa, in quanto rivolta all’ apparato muscolo-scheletrico, che prevede l’ allungamento di tutti i muscoli della stessa catena nello stesso momento, senza permettere i “compensi”, nel pieno rispetto dei principi della fisiologia e della biomeccanica applicate al movimento.
 
VALUTAZIONE
La valutazione che noi facciamo sull’ atleta è rivolta alla individuazione delle retrazioni muscolari proprie della morfologia del soggetto e delle retrazioni specifiche, prodotte dall’ attività sportiva, responsabili della sintomatologia dolorosa e quindi in relazione con essa.
In questa esposizione mi occuperò del trattamento di quelle lombalgie che costituiscono, come già detto, i 2/3 del totale e che sono il risultato di un conflitto a carico dell’ articolazione sacro-iliaca, provvista di pochi gradi di mobilità vista la sua funzione di adattamento, e che possono esitare in un blocco funzionale o in una modificazione dell’ asse fisiologico, provocando quindi una sofferenza delle strutture legamentose e muscolari e quindi un quadro algico in questo distretto.
Secondo quanto proposto da Kapandji, la morfologia  corretta della regione lombo-sacrale e sacro-iliaca vede una inclinazione del sacro tra i 30° (uomo) e i 35° (donna), una inclinazione del bacino tra i 60° (uomo) e i 70° (donna), tale angolo è formato dall’ incontro di due rette, una orizzontale e una che va dal pube al promontorio del sacro; infine l’ angolo lombo sacrale di circa 140°.
Il bacino è continuamente sottoposto a ripetute forze di torsione attorno al suo asse frontale, infatti nella deambulazione ma naturalmente soprattutto nella corsa l’ arto che sta avanti porta l’ iliaco dello stesso lato in retroversione, mentre l’ arto che sta indietro porta il suo iliaco in antiversione, queste due forze di torsione lavorano perciò in direzioni opposte.
E’ necessario quindi un sistema che ammortizzi e scarichi queste forze che è rappresentato proprio dalle articolazioni sacro-iliache.
Sia per la conformazione delle faccette articolari, sia per la modalità con cui il sacro si incastra tra i due iliaci, sia infine per effetto delle forze muscolari che la controllano (massa comune posteriormente e muscolo iliaco attraverso delle diramazioni che arrivano alla sua faccia anteriore), la fisiopatologia della sacro-iliaca potrà essere solo l’ orizzontalità del sacro e gli iliaci “relativi” che però per motivi di tempo non saranno trattati in questo lavoro.
Si possono presentare tre casi di orizzontalità del sacro in base all’ associazione con il bacino:
  1. BACINO NORMALE CON SACRO ORIZZONTALE.
  2. BACINO ANTIVERSO CON SACRO ORIZZONTALE (RISPETTO AL BACINO.
  3. BACINO RETROVERSO CON SACRO ORIZZONTALE (RISPETTTO AL BACINO.
 
TRATTAMENTO
Gli obiettivi del trattamento devono essere:
  • Globalità – far assumere al corpo una determinata posizione (postura) tendente a fare allungare tutti i gruppi muscolari delle catene muscolari responsabili delle retrazioni, nello stesso momento, evitando il realizzarsi dei compensi.
  • Lavoro attivo – Requisito indispensabile affinchè si possa realizzare il “rilasciamento tonico” attraverso il riflesso miotatico inverso e perché tutte le correzioni non rimangano solo come riallineamento biomeccanico, ma vengano integrate dai meccanismi automatici deputati al controllo e al mantenimento della postura.
  • Non dolore – L’ inizio della postura deve permettere al paziente di essere in assenza di dolore e durante la stessa la ricerca del dolore “qualitativo”, comunque domato, deve indirizzare verso la scelta delle adeguate manovre terapeutiche.
  • Trazione assiale e decompressione articolare – Attraverso interventi manuali bisogna favorire l’ allungamento, nel senso longitudinale, dei muscoli che controllano la regione lombo-sacrale e sacro-iliaca; questa manovra deve favorire pure una decompressione delle articolazioni intervertebrali specie a livello della zona lombo-sacrale.
  • Verticalizzazione del sacro – Già dalla prima trazione manuale del sacro bisogna favorire la sua verticalizzazione per ridurre il “pinzamento” delle articolazioni lombo-sacrali e mantenerla durante tutta la postura attraverso l’ appoggio al suolo o il mantenimento manuale.
Apertura d’ angolo coxo-femorale
In questa postura si ha la possibilità di allungare in modo specifico i seguenti gruppi muscolari: adduttori delle anche, rotatori interni delle anche, ileo-psoas, iliaco, retto femorale.
 
Analizziamo separatamente i tre casi di orizzontalità del sacro.
 
BACINO NORMALE CON SACRO ORIZZONTALE:
  • Trazione manuale longitudinale del sacro per favorire il suo posizionamento in appoggio dorsale al suolo e l’ appianamento della curva lombare.
  • Chiedere l’ allungamento progressivo degli arti inferiori, impedendo il compenso di iperlordosi lombare e riprendendo più volte se necessario la trazione del sacro per mantenerlo fino alla fine in appoggio al suolo.
BACINO ORIZZONTALE CON SACRO ORIZZONTALE:
  • Trazione manuale longitudinale del sacro per favorire il suo posizionamento in appoggio dorsale al suolo e l’ appianamento della curva lombare.
  • Insistere, progredendo verso l’ abduzione,  sui muscoli che con la loro retrazione nella prima parte della postura provocano l’ iperlordosi lombare (adduttori delle anche), e nella seconda parte con l’ allungamento degli arti inferiori l’ iperlordosi lombare, l’ antiversione del bacino e l’ orizzontalità del sacro (ileo-psoas, iliaco e retto femorale).
  • Riprendere più volte la trazione del sacro perche la tendenza a perdere la sua verticalizzazione sarà più importante.
BACINO VERTICALE CON SACRO ORIZZONTALE
In questi casi (molto frequenti) la morfologia della regione lombo-sacrale e sacro-iliaca denuncerà una rettificazione o addirittura una inversione lombare, una iperlordosi bassa a livello L5-S1 con pinzamento posteriore e un sacro orizzontale in rapporto al bacino.
  • Trazione manuale longitudinale del sacro per favorire il suo posizionamento in appoggio dorsale al suolo.
  • Progredire verso l’ allungamento degli arti inferiori, facilitando nella seconda parte della postura, l’ antiversione del bacino, ma impedendo al sacro di perdere il suo posizionamento in verticalità. A questo scopo sarà ancora necessario riprendere più volte la trazione del sacro durante l’ evoluzione della postura.
In tutti e tre i casi può essere utile posizionare sotto al sacro un piccolo rialzo dello spessore massimo di 5 mm, al fine di incoraggiare la correzione con uno stimolo in ipercorrezione.
 
Chiusura d’ angolo coxo-femorale
In questa postura si insiste meglio sui seguenti gruppi muscolari: spinali, massa comune, glutei e pelvi-trocanterici, ischiotibiali, gemelli e soleo.
Viene utilizzata in tutti i casi in cui esiste una responsabilità (retrazione) di glutei e pelvi-trocanterici che provocano la retroversione del bacino, di spinali e massa comune che concorrono a provocare rispettivamente iperlordosi lombare e orizzontalità del sacro.
  • Messa in tensione progressiva di tutta la catena posteriore
  • Mantenimento del sacro con opposizione manuale, trazioni manuali tendenti ad allungare spinali e massa comune.
  • Appoggio manuale della mano a livello dell’ occopite per favorire il lavoro attivo eccentrico.
  • Progredire verso la chiusura dell’ angolo coxo-femorale.
  • Nella sequenza successiva porre una pedana con una inclinazione per favorire la chiusura dell’ angolo tibio-astragalico e potere quindi progredire verso l’ estensione delle gionocchia.
Queste strategie non consentono certo di ottenere ampie correzioni in gradi, ma permettono certamente la possibilità di ottenere la liberazione del blocco funzionale determinatosi a livello della sacro-iliaca e il riposizionamento in una condizione più fisiologica del sacro attraverso la liberazione delle tensioni legamentose e muscolari che fissano la “lesione”.
 
PREVENZIONE CON LE AUTOPOSTURE DELLO “STRETCHING GLOBALE ATTIVO”
Sempre utilizzando gli stessi principi della R.P.G. Ph. Souchard ha codificato 9 autoposture da utilizzare sia durante la preparazione atletica in alternativa allo stretching tradizionale, che autonomamente come attività di prevenzione delle patologie da sovraccarico e quindi  anche delle lombalgie.
Ogni autopostura ha la specificità di allungare una catena muscolare in modo simmetrico, allontanando fra loro i due capi della stessa catena; questo allo scopo di evitare i compensi che renderebbero inefficaci e/o dannose le sollecitazioni in allungamento (vedi stretching tradizionale).
In definitiva lo S.G.A. può essere considerato uno strumento di revisione e di riequilibrio delle tensioni muscolari e dei compensi prodotti dall’ allenamento e dalla pratica sportiva, nonchè un ottimo strumento per dare forza attiva ai gruppi muscolari specifici del gesto sportivo.
Tutto ciò si tramuta in una efficace azione di prevenzione nei confronti delle patologie da sovraccarico, ma anche, visto che agisce sulla eliminazione dei compensi e quindi verso l’ economicità del sistema, in un aumento della performance sportiva.
Infine due sono gli approcci che utilizziamo, uno terapeutico attraverso la Rieducazione Posturale Globale che richiede:
  • La presenza di patologia.
  • Il trattamento individuale.
  • L’ intervento manuale del fisioterapista.
L’ altro preventivo attraverso lo Stretching Globale Attivo:
  • Autoposture in gruppo da praticare prima e dopo l’ attività sportiva.
  • In alternativa dello stretching tradizionale.
Con l’ obiettivo di:
  • Migliorare l’ elasticità muscolare e quindi la forza attiva e l’ escursione articolare.
  • Prevenire le patologie da sovraccarico.
 
Autore:  dott.  Orazio Meli, Fisioterapista
Presidente Associazione Italiana di Rieducazione Posturale Globale
Docente Accreditato per l’insegnamento della Rieducazione Posturale Globale
Docente Accreditato per l’insegnamento dello “Stretching Globale Attivo

Articolo tratto da: “Dispensa dell’Associazione Italiana di Rieducazione Posturale Globale” Anno 1 N. 1 Gennaio 2000 – Riservata ai soci

 
 
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